Concerti Magazine Martedì 10 ottobre 2006

Ligabue sì

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra


Uso le parole di De Andrè per descrivere Ligabue che suona a Genova in versione acustica perché l'immagine che il Liga dà agli oltre 1200 spettatori è proprio quella di essere un tuttuno con la sua chitarra.

Il teatro lirico Carlo Felice veste il rock dando vita ad un concerto intimo, in cui le canzoni si mostrano per come sono quando nascono. Una sedia, una chitarra, magari una sigaretta tenuta tra le labbra e poi un foglio, una matita e versi accennati e cancellati, parole abbozzate che poi si uniscono ai suoni appena pizzicati. La musica e il disco arriveranno, ma tanto tempo dopo.
Il concerto acustico è così il ritorno alla creazione. Ligabue, seduto con in mano la sua chitarra, canta e le canzoni diventano sussurri. Lui le espira e il pubblico le inspira. Nome e cognome, Sogni di R&R e Ho messo via creano un’atmosfera così intima che sembra capace di far sparire il pubblico.

Accanto a lui e alle sue chitarre c’è il violino di Mauro Pagano, il suono malinconico del sax, un contrabbasso e la batteria. La voce calda e roca fa il resto. E così il Carlo Felice diventa una club in cui il rock diventa blues.
Hai un momento Dio e la sofferta Kay è stata qui nella versione unplugged vanno al di là delle parole e la musica, raccontano l'anima stessa di chi le ha scritte e delle storie che raccontano.

Il concerto è un viaggio di 25 canzoni in più di due ore. Il Liga questo viaggio lo comincia partendo da lontano, da quando fu Pierangelo Bertoli ad ospitarlo nel suo disco tra me e me nel 1989.
«Ci sono canzoni che fanno le vite - racconta Luciano dal palco, e parlando di Sogni di Rock e Roll – questa ha fatto la mia».

Le canzoni però non sono la sola componente della serata; tra una e l’altra c'è spazio anche per le sue poesie, raccolte nel libro, appena uscito Lettere d'amore nel frigo. I versi sono malinconici, ironici e arrabbiati, canzoni senza musica che raccontano persone e personaggi come solo lui e la sua voce sanno fare.

Infine ci sono le canzoni che non parlano al cuore ma urlano al sangue; sono quelle che trasformano il Carlo Felice in San Siro. Salti e balli sostituiscono i sussurri in un finale che – apparentemente in contrasto con il resto della serata – non ne rovina l’atmosfera. Il silenzio diventa una festa alla quale è impossibile non partecipare, confermando che l'idea del Liga di portare a teatro il suo rock non è solo un esperimento ben riuscito ma una splendida opportunità per incontrarlo e per ascoltrare cosa c'è alla fine della sua chitarra.

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