Magazine Martedì 10 ottobre 2006

Baci e abbracci, Claudia



La mia amica Fiona è parecchio depressa. Le è successo un po’ di tutto, ultimamente. Per questo l’altra sera ho pensato di proporle un cinema. Una cosa allegra però, che la aiutasse a staccare da tutti i suoi problemi. Almeno per un paio d’ore. Mi avevano parlato di un film, in particolare: al Sivori. Mi hanno detto, non te lo perdere. È intelligente e fa ridere. E allora quale migliore occasione. Ci porto la Fiona.

Verso le sette e mezza di mercoledì sera. Ero lì al banchetto di vendita di formaggi biologici in via Cesarea, perché sto sostituendo la mia amica Maie che non è affatto depressa ma è in vacanza a Lampedusa, ed ecco che la Fiona arriva. Le espongo il mio programma per la serata, con entusiasmo, cercando di coinvolgerla. Lei accoglie la cosa con moderazione. Vabbè, penso io, intanto vediamo il film, che magari poi qualche sorriso ci scappa. Lei si siede lì accanto, muta a ruminare i mal spesi ed io continuo nel mio lavoro. Servo un paio di signore, chiacchiero con una terza del più e del meno. Poi a un tratto la vediamo arrivare. Una giovane donna che si spinge in avanti sulla carrozzina, faticosamente. E piange. Istintivamente mi precipito e le chiedo se posso fare qualcosa. Lei scoppia in singhiozzi e comincia a raccontarmi che si sente così sola e poi deve partire ma non ne ha nessuna voglia perché si sente così giù e poi c’è il cambio di stagione che la fa sentire triste eccetera.

Dopo qualche istante sopraggiunge anche la mia amica depressa. La giovane donna continua a piagnucolare e a raccontare delle sue sfortune e noi la ascoltiamo. Poi osservo la Fiona. Annuso il pericolo. Lo sento arrivare. Eccolo, arriva. La Fiona ha le lacrime agli occhi ed io non so come arginare la faccenda. Intanto al banchetto dei formaggi si sta accalcando altra gente. Giovanni, il mio capo, mi fa un fischio. Devo ritornare al lavoro. Oddio, come faccio a lasciare la Fiona in quella situazione? Qui succede un putiferio della miseria, porca galera porca.

Vado. Torno al lavoro e tra un taglio di ricotta e l’altro le osservo che parlano. E parlano. E ancora parlano. Chissà che diavolo avranno da dirsi. Poi vedo la Fiona che si mette dietro la carrozzella e se ne vanno. E ora dove vanno quelle due mine vaganti? Continuo il lavoro. Va bene. Affari loro. Tanto tra un po’ finisco io prendo la Fiona e me la porto al cine. E mentre affetto della pancetta affumicata eccole tornare indietro che mi dicono, noi andiamo, ti aspettiamo al cinema. Io le guardo e dico, va bene, ma nella testa dico che non va bene per niente, che la Fiona è troppo piena dei suoi guai per caricarsi di quelli degli altri e poi te la vedi a spingere la carrozzella fino al cinema con le sue due ernie e discopatie varie. Domani la trovano dura come un baccalà.

Giovanni il mio capo scuote la testa. Si deve un po’ difendere quella ragazza, dice. Lo so, dico io. Ma sotto sotto la capisco. E poi la Fiona è fatta così. Può stare anche male ma è generosa. E se aveva un briciolo di energie, penso, ora le sta consumando per via Venti dietro alla carrozzella di quella sconosciuta.
Infatti, appena arrivo al cinema, la trovo distrutta e ansimante. Con gli occhiali da sole anche se sono le nove di sera. Segno che ha pianto. Vedo innanzi a me una serata disastrosa ma mi faccio coraggio. Poi la guardo, la mia amica. Devo fare una premessa. La Fiona, nonostante sia afflitta, è sempre vestita in modo impeccabile ed elegante, come una femme fatale un po’ sull’esistenzialista, per intenderci. Tipo che quando va a fare la spesa e dice che si mette uno straccetto addosso sembra che vada alla prima della Scala. E poi ha quei tacchi da paura dall’alto dei quali io potrei anche soffrire di vertigini. Insomma, se vedete in giro una stangona stile Greta Garbo, però rossa, con la faccia seria, quella è la Fiona.

La giovane donna, che si chiama Elsa, sta in silenzio. È pensierosa. Poi prende il cellulare e fa una telefonata. Dice che ha chiamato i suoi e ha avvertito che sarebbe andata al cinema. Tanto poi la riaccompagniamo noi, dice. Fiona mi sorride. Io sorrido ma solo fuori. Poi mi avvicino alla mia amica e le bisbiglio, scusa, ma dove abita? A Brignole, dice. Vabbè, penso io, poteva andare peggio.
Entriamo nel cinema con difficoltà per la calca della gente che manco ti lascia passare quando si tratta di andare a prendere i posti migliori. Davanti all’ingresso della sala c’è una discesa. La Fiona prende una storta e molla la carrozzella che va a sbattere contro la porta e contro un tale che non riesce ad evitarla. Niente di grave, per fortuna. Cominciamo bene.

Ci sediamo in prima fila perché non sono rimasti altri posti e comunque ci si vede bene anche così. E poi la Elsa è un po’ cecata, quindi è meglio. Inizia il film e nella prima scena c’è un tale che tenta il suicidio. Oddio non ci posso credere. Spero che chi mi ha detto che questo è un film allegro non mi abbia giocato un brutto tiro. Ma dopo un po’ ecco che la storia prende il sopravvento su ogni mio pensiero. In breve: è vero, non ve lo perdete. È uno di quei film che ti mettono di buonumore, di quelli che continui a ridere pure quando esci, e in più è delicato, intelligente, arguto.

Ed è ridendo come tre matte che usciamo dal cinema. E siamo proprio allegre e la Elsa è contenta e dice che si è proprio divertita. Che è molto meglio che rimanere a casa a guardare i reality. E vuoi mettere, dico io. Cominciamo a spingere la carrozzella verso Corvetto e poi Via Santi Giacomo e Filippo e poi giriamo per la porta dell’Olivella, sotto i bastioni dell’Acquasola e poi giù per via Ugo Foscolo che non è proprio il massimo per la carrozzella. Io sono un po’ preoccupata.

Mi viene in mente che se ad una persona paraplegica si rompe la carrozzella è proprio una tragedia. Ma la Elsa è coraggiosa e urla, olèeee, mi sembra di fare il camel trofiiiii!!!! e poi ci racconta un sacco di barzellette zozze e si sbellica dalle risate. E poi racconta quelle su Berlusconi. E quelle su Totti. La Fiona ride pure lei e non sta sui tacchi tanto che mi ritrovo a tenere carrozzella e Greta Garbo insieme. E ogni tanto mi devo fermare perché mi mancano le forze dalle risate. E così ci avviciniamo al portone di casa della Elsa che dice che le scappa la pipì e mentre la infiliamo nell’ascensore facendo più in fretta possibile lei continua a ridere poi diventa seria di colpo e fa, oh cazzo, me la sono fatta addosso.

E insomma che accompagniamo a casa la Elsa che ci saluta e ci da l’appuntamento a tra un mese perché va a fare una crociera in Spagna ed io la trovo così brava e in gamba questa Elsa che stasera mi ha fatto riflettere su un sacco di cose, che lei manco se lo immagina. E con la Fiona a braccetto ce ne andiamo verso la fermata dell’autobus e sorridenti ci fumiamo ancora una sigaretta e facciamo ancora due chiacchiere e stiamo bene, ma proprio bene. Ed io la guardo la mia amica stangona e penso a tutte le mie stupide preoccupazioni di qualche ora prima mentre l’ho vista andare via con la Elsa e invece guarda che magnifica serata abbiamo passato e che bella persona abbiamo conosciuto, un po’ fuori di melone ma tanto simpatica.
E mentre vado da sola verso casa penso ancora alla Fiona che in questo periodo è un po’ triste ma sempre tanto generosa e ho una gran voglia di dirglielo ancora una volta. Grazie, amica mia. Ti voglio bene.
di Daniele Miggino

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