Magazine Lunedì 9 ottobre 2006

Nel paese delle ragazze suicide

Nella foto: la copertina del libro
Li chiamano "sogni chimici". Sono quelli procurati dalle pasticche che girano nelle discoteche durante il weekend. Di questo tipo di sogni - che troppo spesso di trasformano in incubi - raccontano ed , autrici di "Nel paese delle ragazze suicide" (Coniglio Editore, collana I Lemming, 61 pag., 5 Euro), un libro scritto a quattro mani e senza peli sulla lingua.
La milanese Angela Buccella ha ventidue anni, ha pubblicato diverse antologie e un libro, Glamodama. Milligrammi di Assuefazione. Eliselle ha ventisette anni ed è emiliana. Al suo attivo ha due romanzi: Laureande sull'orlo di una crisi di nervi ed Ecstasy love.

Certo, il tema del libro è attraente: due donne che raccontano la vita di ragazze perdute, belle ma incapaci di essere felici. Oppure brutte e per questo derise. O ancora, incapaci di uscire dal nero tunnel della depressione. Ma la brutalità e la volgarità spesso non pagano, e questo romanzo appare come un tentativo di scioccare, punto e basta.
Manca l'anima. Frasi brevi, telegrafiche, che fanno apparire il libro come una raccolta di racconti. Le autrici toccano tutti quegli argomenti che ancora oggi restano tabù: il sesso estremo, l'omosessualità, la prostituzione, e chi più ne ha più ne metta.

"È solo un brutto sogno", ripetono a sé stessi i protagonisti di una notte in una discoteca milanese qualsiasi: una cubista che sogna una vita diversa, una ragazza dai capelli rosa e la sua relazione con un'altra donna, un dj che si sente un dio, un ragazzino che si vende ad altri uomini, una giovane donna desiderosa di essere amata e che invece è circondata solo da false amiche.
Poi alcune riflessioni interessanti: l'omosessualità può essere solo una moda?
E infine la frase di una delle protagoniste della storia, che si svolge tutta in una notte: una ragazza la cui unica sfortuna è quella di essere nata brutta: "ma meglio sulla faccia che nel cervello, dove la deformità resta e non va più via".

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