Concerti Magazine Giovedì 28 settembre 2006

Una serata da sogno con i Jethro Tull

In prima pagina: Ian Anderson
In alto e in basso: due foto dei Jethro Tull

Magazine - Athos Enrile ci ha inviato questo suo testo sulla Convention dei Jethro Tull, cui ha partecipato il 23 settembre scorso a Novi Ligure. Più che un concerto per lui è stata un'esperienza dello spirito, più che una recensione ci propone una descrizione delle sensazioni che lo hanno accompagnato durante la tutta serata. Quella che segue è una sintesi del suo scritto. Potete chiedere la versione integrale direttamente a lui via e-mail ()

Sabato 23 settembre ho partecipato per la prima volta alla Convention dei . Vi vorrei raccontare la mia giornata, rimanendo sulla superficie dei dettagli tecnici e affondando invece nelle emozioni che mi hanno percorso.

Perché ero lì? Perché mi sono iscritto al Fan Club? Perché ero emozionato come un adolescente all’idea di possedere una fotografia con Cornik, da incorniciare e mettere in bella esposizione?
Ho aperto il libro sui Tull, comprato alla Convention a scena conclusa, e ho letto la frase di Warhol che mi ha dato prontamente la risposta:
L’importante, nella vita, è crearsi una colonna sonora.
I Jethro Tull sono la colonna sonora della mia vita.

Conservo immagini indelebili, momenti molto nitidi, come quel giorno di settembre del ’71, quando assieme ad amici e amiche, in vacanza in un paese delle Langhe, riuniti attorno al tavolo ascoltavamo Inside.
Una tavola, una vetrata rivolta verso i prati verdi, la vacanza, l’amico del cuore, la ragazza da stringere. E Inside.
E poi mia madre che arriva a casa con la maglietta comprata al mercato del lunedì, con su stampata la copertina di .
Lei non aveva idea di cosa potesse rappresentare, ma io sì.

Arrivo da Savona molto presto. Sono le 14.30 quando la mia ansia da concerto mi porta davanti al centro fieristico.
In un tavolino esterno, nel bar del centro fieristico, intravedo Glenn Cornick, con tanto di pargolo e amici.
Impossibile descrivere cosa significhi per me avere a pochi metri un personaggio che ho sempre visualizzato sulla copertina di , col nastro in testa.

Certe persone sembrano irraggiungibili e mi chiedo cosa possa provare una giovane ragazza come Silvia Perlini a stare sul palco accanto a . Un gruppo di romani lo saluta calorosamente, come fosse un vecchio compagno di scuola ritrovato dopo tanto tempo, e lui sta al gioco, o forse è davvero contento di suscitare entusiasmo.
Si alza per le foto richieste, ma i suoi occhi seguono il piccolo (immagino sia il figlio) che di foto non ne vuole sapere.
Tra me e me penso: forse ad un autografo ci arrivo, ma il coraggio per una picture dove lo trovo?

[...]

Vado avanti e indietro per il corridoio, incontro Francesco, conosciuto al concerto di Milano di maggio ed ecco Glenn Cornik ad un metro da me, contorniato da fans.
Vado o non vado?
Ma sì, chissenefrega: «Francesco, mi fai una foto vicino a lui?».
Mi avvicino, chiedo l’autografo, parte il flash.

Non potrò esibire la mia rarità, mia moglie ed i miei figli faranno solo finta di capire, ma io mi sento felice come un bambino e avverto, a torto o a ragione, l’appartenza ad una ristretta cerchia di persone, quelle persone che traggono beneficio interiore dalla canzone giusta, dalla fotografia giusta, dall’atmosfera giusta ... il tutto nel mondo dei Tull.
Incontro due vecchi amici di Savona, due gemelli musicisti, anche loro a caccia di rarità progressive.
Mi impossesso di un dvd dei Focus, vecchio gruppo che ad inizio anni '70 faceva il verso ai Jethro Tull, e mi riavvicino al palco.

[...]

Ecco un altro personaggio con cui farsi immortalare: John Weathers. Lo avevo visto nel ’72, credo, al Teatro Alcione di Genova, con i Gentle Giant, alla presentazione di In a glass house, ed ora eri lì, sorridente, apparentemente contento di essere coinvolto.
Un altro flash di Francesco per me.

[...]

Sono le 18.45 e dobbiamo uscire. I possessori del mitico bollino blu incontrano Ian. I comuni mortali come me riempiranno la breve pausa mangiando qualcosa. Scopro che a Novi Ligure si può mangiare pizza, gelato, birra e caffè per la modica somma di 10. Complimenti.
Si apre l’entrata principale ed io mi sistemo in posizione 306, davanti alla vendita della birra.
Vicino a me i due amici di Savona, e questa e una assoluta casualità. Francesco è nelle prime file, ma lui ha già cinque Convention alle spalle. Stellette guadagnate sul campo.

Con puntualità iniziano i Wild Turkey. È buona musica quella che ci propongono e la presenza di Ian, in un pezzo, nulla aggiunge alla loro performance, al di la del forte impatto emotivo.
Sul palco Weathers si dedica alle percussioni e Clive Bunker sembra un ragazzino instancabile.
Poi salgono on stage i Beggar’s Farm: da quel momento è un mixing di artisti che si susseguono, si interscambiano e si divertono. Mi stupisce la fedeltà di certe riproduzioni (ma quanto è bravo quel Marcello/Barre?).

A un certo punto perdo il filo degli eventi.
David Pegg, Bunker, Cornik, Lelli, Lincoln, Tinkara, Griminelli e Ian Anderson. Che uomo magico. Un genio.
Non è il suo modo di suonare il flauto.
Non è il suo modo di suonare la chitarra.
Non è il suo modo di cantare (sì, anche oggi è inarrivabile).
È quello che riesce a creare, confezionare e trasmettere, suscitando emozioni uniche.

L’ultimo ricordo è per Silvia Pierini. Davvero sorprendente vedere Anderson alla chitarra accompagnare Silvia in Dun Ringill.
La serata è quasi finita e non sono previsti bis.
Vado avanti e indietro, come alla ricerca di un’appendice musicale.
Mi avvicino al palco e fotografo gli strumenti, mia grande passione.
Mi dirigo verso l’uscita, nell’unico posto vendita rimasto, e compro il libro su i Jetrho Tull.

Ho sete. Sono stato ore seduto, senza pensare a bere un goccio d’acqua, ma ora una birra ci sta. Mi accorgo del formarsi di un capannello di persone accanto al palco e mi avvicino. Il muro di persone accanto al palco nasconde un altro mito: Clive Bunker. È il mio turno: Clive, please, you have to sign on the head of Ian. Lui sorride ed esegue. Mi concede la foto e mi lascia un altro ricordo da incorniciare.
Ora è davvero finita.

Mi metto in macchina ed inserisco subito il cd dei Wild Turkey. Ripenso alla giornata, sogno ad occhi aperti, immagino di incontrare Clive, Glenn, Pegg (Ian non oso neanche sfiorarlo) e gli chiedo: Suoniamo assieme stasera?
Sognare costa poco. Ma se quel giorno che arrivai a casa col vinile di Thick as a Brick, messo sul giradischi e sentito 10 volte di seguito, se mi avessero prospettato un 23 settembre 2006come quello appena passato, non l’avrei scambiato per un sogno?

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