Magazine Mercoledì 28 febbraio 2001

Critica del Novecento

Critica del novecento/Criticizing the twentieth century
a cura di Massimo Bacigalupo e Anna Lucia Giavotto
("Quaderni del Dipartimento di Lingue eletterature straniere moderne", n. 11)
edito da Tilgher, Genova 2001

Un libro ci parla sempre a partire dalla sua copertina.
Lì c’è il titolo, il nome dell'autore e un'immagine tesa a catturare il nostro interesse insieme alle brevi indicazioni sul contenuto. Nel caso di un'edizione accademica tuttavia la questione un po' cambia e si complica. Senza inoltrarsi troppo a fondo, basterà dire che l'edizione che qui si vuole presentare, prende un po' le distanze da ciò che tradizionalmente viene offerto in ambito universitario e ci coglie di sorpresa con la sua copertina colorata. Si tratta della riproduzione di un quadro di un ormai noto pittore inglese Stanley Spencer, "Patricia at Cockmarsh Hill",(1935). Il fatto interessante è che la scelta non è né puramente estetica né strettamente legata a un ritorno di vendite, un saggio, infatti, dei ventitré che costituiscono il libro, è dedicato interamente al pittore attraverso la cui figura Ken Pople (che del pittore ha pubblicato una biografia) intende spiegare la natura della pittura modernista.
Presentando il volume da lui curato, il Professor Massimo Bacigalupo (anglista e americanista) ha ricordato come questa raccolta sia nata da un seminario di alcuni anni fa (1998) in cui gli oratori erano stati invitati a riflettere e criticare il secolo in via di chiusura, il '900. Di quel seminario qualcosa resta nelle pagine del volume, altri contributi sono rimasti un vago ricordo orale. Il Professor Luigi Surdich (italianista) e Michel David (emerito dell'università di Grenoble), invitati alla presentazione per offrire un punto di vista esterno, hanno per l'appunto esordito menzionando la loro volontaria esclusione da questo quaderno attribuita ad una qualche pigrizia. In particolare Surdich ha ricordato il suo intervento al seminario del '98, non tanto per il suo contenuto quanto per l'occasione che l'aveva stimolato e che è poi diventato motivo concreto sviluppato all'interno del volume. Surdich aveva collegato il suo discorso alla contemporanea pubblicazione (in quel periodo) di scritti critici di poeti sia su altri autori che autoriflessivi o nella forma dell'autocommento, osservando nella coincidenza una sorta di esplicito segnale del nostro tempo e del '900.
Il volume, che si avvale di contributi italiani e stranieri, ad opera di studiosi giovani o già affermati, spazia nelle varie discipline storia, lingua, letteratura, teatro, pittura etc. ed associa all'approccio per lo più fenomenologico e critico una parte finale intitolata "Versi per un secolo/Poems for a century" in cui sono raccolti contributi poetici in gran parte inediti, anche in questo caso di scrittori giovani come di nomi già affermati, che a loro modo riflettono sulla stessa tematica, con la stessa arma del linguaggio, questa volta modulata nelle forme del componimento artistico. L'integrazione fra Poeti e Critici è – a detta di Surdich – un'idea brillante che non resta un fatto marginale o d'appendice vista la sua collocazione, ma assume a pieno titolo il ruolo di "giusta trovata" corroborata dal fatto che i cenni biografici di poeti e critici siano messi tutti insieme in una lista ordinata alfabeticamente.
Per parte sua Michel David dopo un nostalgico preambolo sulla nascita delle Facoltà di Lingue, si cimenta in una lucida critica al volume in cui nota la svolta ormai compiuta nella gerarchia delle lingue, di cui è dimostrazione il fatto che i saggi scritti in inglese siano lasciati in lingua originale, mentre le altre lingue siano tradotte in italiano. Sottolinea, poi, l'assenza di contribuiti dai paesi slavi e da quelli dell'est e nota la mancanza di riferimenti espliciti alle grandi correnti di critica letteraria del '900 (marxismo, psicanalisi, semiotica, questione dei generi, ricezione, etc.). Il brusio cresce tra il pubblico, che è evidentemente quasi tutto accademico e parte coinvolta del dibattito (molti, i collaboratori al volume presenti), ma la critica è riflessione costruttiva e non denigratoria: è soprattutto la constatazione di un nuovo corso, che, dalla sua lunga esperienza, David si sente in dovere di presentare accanto al volume e al suo porsi come diverso.
Sebbene il pubblico fosse per l'appunto quasi tutto di addetti ai lavori, gli interventi riflessivi in chiusura di serata provenivano solo da "lettori comuni", che come tali cercavano qualche risposta e qualche indicazione rispetto al futuro che sta fuori del libro - ma certo è già dentro ai libri in uscita negli ultimi anni - che ci circonda e che sono in molti a rifiutare come strano ed estraneo, un po' spaventoso e inquietantemente pretestuoso, per esempio nella scelta non sempre comprensibile del recupero dei dialetti.

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