Magazine Martedì 26 settembre 2006

Baci e abbracci, Claudia



Rientrata da Matera mi sembra doveroso dedicare due parole a questa esperienza fantastica che è stata il . Innanzitutto, per chi non ne sapesse nulla (male, malissimo!) vi dico che si tratta di una settimana tutta dedicata alla narrativa femminile, alla quale partecipano autrici che vengono da tutto il mondo (invasione delle americane) e alla quale, modestamente, sono stata invitata pure io, pensa un po’. Un’ottima opportunità per stare in mezzo a persone che amano la scrittura, per prendere una boccata d’ossigeno, per visitare una città bellissima e, perché no, per stare un po’ tra donne. Allora, andiamo per ordine, altrimenti con tutte le cose che vorrei raccontarvi faccio confusione e voi non ci capite niente. Tipico mio.

Matera: cornice ideale e un po’ magica per questo evento. Devo dire che credo non esista un luogo altrettanto appropriato. Matera è un posto che, quando lo vedi per la prima volta, fa lo stesso effetto che fa Venezia a uno che non c’è mai stato. Un sogno. Surreale, incantata, indescrivibile. Passeggiare tra i sassi al tramonto ti mette addosso un’emozione quasi infantile. E i materani? Accoglienti è la parola. Noi genovesi dovremmo farci un salto ogni tanto a imparare questo modo di essere ospitali e generosi tale da farti sentire a casa tua in ogni momento.

Il festival: un evento importante non solo per le autrici, ma per tutti coloro che vogliono accostarsi alla scrittura e al mondo dell’editoria. Il segreto è la cultura delle relazioni. Ci si parla, ci si racconta, si sviscerano i problemi e si chiacchiera di libri e di scrittura e anche di metodo e di difficoltà quotidiane per chi scrive o chi vuole farlo. Ma il punto è che non ci sono barbosi convegni da seguire in religioso silenzio, ma momenti di confronto importanti e densi di contenuti dove chiunque, dopo aver ascoltato l’esperienza delle relatrici, può intervenire senza sentirsi in imbarazzo. Perché al Women’s Fiction Festival l’atmosfera è proprio speciale.
Ci si sente parte di qualcosa, di un progetto. Per esempio l’incontro con Mary Leo e Gery Krotow di giovedì. Queste scrittrici americane che parlavano della difficoltà di unire il lavoro di scrittura a tutto il resto. Perché per scrivere ci vuole del tempo e dello spazio. Ci vuole un po’ di silenzio. O magari anche musica in sottofondo. Però un po’ di isolamento. Ma, come dicevo, c’è anche tutto il resto.

Scrivere e mettere su le lavatrici. Scrivere e andare a prendere i figli a scuola. Scrivere e correre in ufficio o a qualsiasi altro lavoro. Perché anche lì, come da noi, non sono mica tanti quelli che vivono di soli libri. E poi il fatto di fare la scrittrice. Se non sei superfamosa mica puoi dirlo così come niente. Ti guardano come fossi matta. O meglio, bisogna trovare il coraggio di dirlo prima di tutto a se stesse. Io faccio la scrittrice. Non perdo del tempo, se sto al computer o davanti a una macchina da scrivere. Sfatiamo questi cavolo di luoghi comuni. Questo è il mio lavoro. La legittimazione di un mestiere (perché lo è) come questo in una società come la nostra, dove far cultura di qualsiasi genere è una faticaccia, non è molto riconosciuta. C’è chi pensa che leggere un libro sia una perdita di tempo, e questo te la dice lunga.

E poi la serata con le ragazze. Ore 21, mercoledì 20 alle Monacelle, posto incantevole. Ci siamo incontrate un’ora prima. Ho conosciuto Valeria, meglio nota come , la blogger più famosa d’Italia, simpatica e spigliata venticinquenne. , fiorentina verace, strafiga e strastangona, con due occhi che ammagliano e una risata trascinante. Ho conosciuto Cinzia Felicetti, ex direttrice di Cosmopolitan, vero guru del glamour. Per lei due parole. Intelligente e deliziosa. Oltre che bella. E Mary Leo, già citata, americana, che con la sua traduttrice si faceva un sacco di risate. E poi arriva lei, la bomba. La Geppy Cucciari. Quella di Zelig, tra le altre cose. Ve la ricordate? Ebbene, un’esplosiva ragazza sarda. Vera. Disinvolta. Sincera. Per questo piace. E poi, è vero, c’ero pure io, la Claudia Priano, in quel gruppo. Ho detto, ragazze, parlare davanti al pubblico mi fa diventare un tantino nervosa. E loro giù a riempirmi bicchieri di rosso. Siamo salite sul palco discretamente sbronze. Però divertenti, credo. A parte il fatto che, ragazzi, ho fatto una delle mie solite gaffe da paura, scambiando un signore del pubblico per il ristoratore che avevo conosciuto a mezzogiorno. Il signore faceva il geriatra. Ma vabbè.
Insomma. Oso. Eravamo uno schianto di ragazze. Soprattutto nessuna si prendeva troppo sul serio. Questo è il trucco. Ci siamo divertite, abbiamo parlato di uomini e un po’ dei nostri libri e poi ce ne siamo andate a fare una di quelle mangiate materane. Una di quelle toste.

I personaggi: non posso non citare la Miriam TomPonzi, dal fascino conturbante e dal trucco acceso come quello della Moira Orfei (però senza turbante). Bella donna, spiritosa, con una preparazione che farebbe invidia a molti uomini che fanno il suo lavoro. Del tipo lauree e master in America e in giro per il mondo. E poi l’unica, davvero l’unica, che riusciva a camminare per le strade di Matera con i tacchi a spillo. Notevole.
Due parole anche su Giovanni Moliterni. Il libraio di Matera. Uno come non ce ne sono più tanti. Uno di quelli che legge sul serio e che di libri e di editoria sa veramente tanto. Uno che organizza eventi culturali e si fa in quattro per invogliare la gente a partecipare. Uno che assomiglia a Gian Maria Volontà in modo impressionante. Così se andate a Matera lo riconoscete.
E bisogna dire grazie, infine, alla dolcissima Maria Paola Romeo, e a Elizabeth Jennings, a Mariateresa Cascino, al già citato Giovanni e alla Silvia Introzzi della Grandi & Associati di Milano.
Per conto mio, vista la mole di lavoro fatta, al di là delle istituzioni e degli sponsor, il successo di questo festival lo dobbiamo innanzitutto a loro.

Trovate che abbia fatto troppi complimenti e ringraziamenti? Echissenefrega, sono tutti meritati.

Baci e Abbracci,
Claudia

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di Daniele Miggino

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