Magazine Martedì 26 settembre 2006

La posta del cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

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Vorrei tornare a vivere, ma come si fa? Come si fa a guarire di un mal d'amore che piano piano ti sta distruggendo? È passato un anno. Dicevano che il tempo guarisce tutte le ferite. Balle, non è vero, non credeteci.
Perché viene presa come se fosse una stupidaggine, "E vabbè, non ti ama più... morto un papa se ne fa un'altro... ". Ma perché nessuno si rende conto che è una vera malattia? Che vorresti andare a letto la sera e non svegliarti più la mattina dopo?
La mente dice che dovrei reagire, è passato tanto tempo, eppure per me sembra finita, non riesco più a vedere la luce, il futuro non esiste e io non lo voglio più senza di lui. Certo, si sopravvive finchè si può. Non farei mai un gesto folle, ma credimi Antonella, ogni mattina apro gli occhi e non trovo la forza di vivere.
Come si fa ad amare un uomo così tanto? Io lo amo davvero tanto per soffrire così in silenzio, facendo di tutto per far fronte agli impegni di ogni giorno, anche se dentro sono morta.
Come se ne viene fuori? E soprattutto, se ne viene fuori?
Grazie
un abbraccio
Mila

Cara Mila,
te l'avranno già detto che si sopravvive e anche che non ci sono ricette. Ahimè, è proprio così. Senza contare che mi hai detto così poco in questa mail dignitosamente commovente. Non so se mi ha scritto una ragazza al suo primo grande dolore, per esempio, o una donna che ha già esperienza, ma si trova davanti a una famiglia distrutta. Invece sarebbe stato importante saperlo perché - a parità di dolore - il modo di affrontarlo è diverso per maturità e anche per esperienza.

Provo lo stesso a darti qualche consiglio davvero modesto di fronte all'enormità della sofferenza di una perdita. Magari ti hanno detto che hai troppo tempo per pensare e che dovresti darti una scossa. Magari un po' di ragione ce l'hanno. Visto che caritatevolmente non parli di lui, bisogna che parliamo di te. Mi piaci, mi piace il tuo modo di "non affrontare", che in fondo non è del tutto passivo, quindi mi spiace per il poveretto che non sa che cosa ha perso.

Ci sono donne che si dedicano ai lavori domestici per non pensare - e sono quelle che hanno la cameriera - ce ne sono altre che riarredano la casa - o la camera se sono giovani - poi ci sono quelle che cercano di stordirsi uscendo ogni sera e anche quelle che non smettono di frignare. Alternative? Le ho già dette e, ripeto, sono modeste ma concrete: comincia a pensarci sopra sul serio e chiediti quanto gioca l'orgoglio nell'inguaribilità della tua ferita.
Se c'è, eliminalo e ti sarai tolta un bel peso. Poi comincia a convincerti che meriti di meglio. Non necessariamente di lui, di una vita così. Poi dedicati intensamente a interessi un po' più coinvolgenti di quelli descritti sopra. Scusa se ti dico cose trite, ma magari messe insieme potrebbero convincerti. Perché ciò che puoi fare solo tu è quello sforzo che ora pare sovrumano di uscire dal bozzolo protettivo della disperazione, che ti impedisce di avventurarti di nuovo in una vita normale di relazioni.
Perché c'è anche questa componente, cara Mila: essere depressa rassicura in parte e tiene lontani da nuovi dolori o fallimenti, se è così che senti la perdita del tuo uomo. Non pensare a un altro papa, pensa a farti coraggio, pensa che questo stato è anche una forma di autodifesa e che tu sei ben più coraggiosa di così.
Ti faccio tantissimi auguri,
Antonella

di Antonella Viale

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