Concerti Magazine Venerdì 22 settembre 2006

IAT Gong: musiche e maestri dal mondo

Magazine - Con una collezione privata di 300 strumenti musicali provenienti da tutto il mondo e 20 anni di lavoro in città, l’associazione di Davide Ferrari e Sabrina Barbieri (oltre al ) anima da due anni la grande sala-museo delle Musiche dei Popoli dentro il - a sua volta Museo delle Culture del mondo. In questi giorni sono esposti strumenti africani e due I-Pod permettono di ascolare musiche tradizionali ma anche meticciate e più moderne provenienti dal nord, dal centro e dal sud dell’Africa. «Vorremmo che questo luogo – afferma Davide – diventasse un centro per la fruizione e la diffusione di altre culture più frequentabile e frequentato da appassionati e musicisti. Nella nostra idea lo spazio dovrebbe crescere anche dal punto di vista dell’interattività, per questo abbiamo cominciato predisponendo i due Ipod». Effettivamente, mentre lui parla ricordo il di Bruxelles dove molto si può strimpellare - salvo nei casi di oggetti fragili - tanto che, devo dire, quasi tutti producono, con molta cura, indotti da un ambiente accogliente ma prezioso e ben tenuto. Davide continua a descrivermi i progetti di Echo Art, uno molto è ambizioso: un database che consenta al pubblico di intraprendere percorsi etno-musicali.

A proposito di progetti brillanti, il Master Biennale in Musica Danza Teatro dei Popoli - IAT GONG, che da poco ha visto concludersi la sua prima edizione, è un'altra idea di Echo Art in collaborazione con l'associazione di Danza Arbalete, che in queste settimane ha riaperto le iscrizioni - fino al 10 ottobre, (IAT, sta per Istituto per le Arti Tradizionali, mentre GONG si riferisce allo strumento musicale). «Il Master va nella medesima direzione di apertura e confronto, un’opportunità per il vasto pubblico, gli appassionati e i musicisti. È l’occasione per entrare in contatto con maestri di altissimo spessore, tra i pochi che sono riusciti a tradurre le tradizioni di appartenenza con una visione contemporanea e Occidentale, il che facilita l’incontro anche in termini di utilizzo di quello che si apprende. I maestri scelti lavorano da anni dentro il cuore delle loro tradizioni ma da lungo tempo operano a stretto contatto con artisti occidentali e quindi hanno acquisito l’abitudine a trasformare la conoscenza verso chi è estraneo alla lingua. In loro c’è la forza della tradizione e l’estetica della traduzione».

Il bilancio del biennio appena concluso è molto positivo. «Il gruppo di persone - provenienti da tutta Italia, l’80% da fuori Genova - ha applicato gli insegnamenti nei diversi ambiti artistici di provenienza, soprattutto il teatro e la danza», dice Davide. «Si sono create opportunità di lavoro: in due casi per esempio gli allievi si sono trasformati in insegnanti che fanno formazione a docenti e bambini delle scuole, così si porta anche il lavoro fatto dentro la città. Con altri stanno nascendo collaborazioni».

Per la nuova edizione (da ottobre a maggio) Davide segnala che si consolida lo staff dei docenti (direzione artistica e tutor oltre a Ferrari, Giovanni Di Cicco e Claudia Monti), mentre ci sono novità sullo svolgimento del corso: saranno più weekend ma solo sabato e domenica e non più anche il venerdì, per facilitare la frequenza di chi lavora o proviene da lontano. Anche la residenza prevista per il periodo intensivo finale del corso sarà più lunga: 5 o 6 giorni in una cascina in basso Piemonte dove è prevista anche l’ospitalità.
Il costo del Master resta 1200 Eu (circa) e gli interessati possono verificare presso l’Ufficio del Lavoro della Provincia la possibilità di usufruire di una formula di borsa di studio detta voucher che copra in parte o interamente il costo del corso (una forma di sovvenzione per cui sono richiesti specifici requisiti, info: www.echoart.org/scuola , tel 010 211548, ).

Intanto le attività promosse o firmate dall’associazione proseguono in diversi ambiti: al Castello le scuole, dalle materne alle superiori, possono prenotare i laboratori al giovedì, mentre il sabato è il giorno dedicato alle famiglie in formule sempre diverse in funzione della mostra o delle iniziative principali del museo. Nell'arco dei due decenni di attività Echo Art ha innescato un circuito virtuoso con gli artisti incontrati sulla strada artistico-professionale. Da poco è disponibile per esempio il CD (Felmai, Torino) inciso con i Gnawa Bambara dal Marocco con cui Davide sarà presente anche alla notte Bianca di Napoli.

In collaborazione con il maestro di Butoh Tadeshi Endo è in costruzione un nuovo spettacolo, sollecitato anche dalla positiva esperienza di Mizukagami: lo specchio d'acqua, produzione vista lo scorso anno al Teatro Modena, per la regia di Ayami Cecilia Matsuyuki con Tadashi Endo e in cui Davide faceva l’accompagnamento musicale. «Mi occupo di Butoh dalla fine degli anni ’80, quando in Italia presentava il suo lavoro il danzatore Komurobushi. Il Butoh mi appassiona sia dal punto di vista artistico che esistenziale per il concetto su cui si fonda: espressione che nasce dal disagio, dalle condizioni estreme dell’essere. Già anni fa lavorando in Bosnia dopo la guerra era rinata in me la necessità di lavorare con le culture del mondo che sopravvivono. Perché la condizione di sopravvivenza è proprio quella che fa uscire una determinata forza inespressa. Nel Butoh si lavora molto sul non-fare, sul silenzio, si parte sempre dall’idea che si debba relazionarsi con ciò che non si vuole a cui si associa il concetto dell’improvvisazione, a sua volta stimolo a fuoriuscire da una condizione ordinaria. Lo spettacolo a cui stiamo lavorando si intitola War Ma Peace. Il “Ma” del titolo è un’espressione giapponese che indica uno spazio intermedio, quel luogo di transito che è anche zona di decisione. Ciò che sta in mezzo tra gli opposti e che vuole dire contrazione e rilassamento, velocità e staticità, conflitto e pace».

Per maggiori informazioni sul Master o sulle attività di Echo Art:
www.echoart.org/scuola , tel 010 211548,

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