Concerti Magazine Martedì 19 settembre 2006

Torino: un settembre in musica

Magazine - Di ritorno da Torino, dove abbiamo assistito a tre magnifiche serate di , vogliamo dirvi che se non ci avete fatto un salto anche voi avete perso davvero grandi cose. In primo luogo la possibilità di conoscere una città musicalmente viva, in cui le varie società di concerti e la fondazione lirica si sono unite pubblicando ogni mese la rivista , che informa il pubblico del Teatro Regio, del Lingotto, dell’Auditorium Rai e del Conservatorio di Musica su tutto quello che si può ascoltare ogni giorno. Non è male davvero, è un’idea banale ma che non ci risulta in altre città italiane, dove anzi spesso le istituzioni musicali portano avanti stupidissime rivalità.
Settembre Musica, dicevamo, che ha inaugurato la sua 29° edizione con una grande kermesse al Palaolimpico di Isozaki, protagonisti la Filarmonica della Scala e Myung-Whun Chung, ma soprattutto la Nona Sinfonia di Beethoven: ma non è della musica che parleremo, ma del miracolo che quella sera si è compiuto sotto i nostri occhi, quando gente di ogni età e rango ha cominciato a stipare le gradinate dello stadio fino all’inverosimile, applaudendo fragorosamente tra un movimento e l’altro della sinfonia e soprattutto alla fine.

Beethoven era davvero con noi, la sera del 2 settembre, e sorrideva vedendo quelle 9000 persone accorse lì per ascoltare la sua musica, perché è stato il primo a comporne proprio per l’umanità intera, e mettendo in musica tutte le nostre aspirazioni, preoccupazioni, affetti.
Poi siamo ritornati la sera di sabato 16, per ascoltare la London Symphony Orchestra: ancora Beethoven, Quinta e Ottava sinfonia. Non c’erano più le folle da stadio, ma l’Auditorium del Lingotto era esaurito e la serata è stata davvero entusiasmante: un suono pieno, corposo, davvero scultoreo (le orchestre italiane se lo sognano di notte, inutile negarlo), e una direzione all’antica come quella di Bernard Haitink, fatta di grande preparazione durante le prove, condotte con rigore e disciplina, e pochi essenziali gesti durante il concerto. Un Beethoven dei più classici, insomma, diremmo “ricostituente”, che oggi è dato d’ascoltare di rado.

Infine, uno dei concerti più attesi, quello al Teatro Regio (la sera del 18 settembre), con protagonista Philip Herreweghe, che ha dedicato invece il programma a Mozart: una sinfonia nella prima parte, fresca e spumeggiante, eseguita dall’Orchestre des Champs-Elysées. E poi, dopo l’intervallo, il Requiem, che Mozart lasciò incompiuto a causa del sopraggiungere della morte. E qui, protagonista assoluto di un capolavoro assoluto è stato il coro, il Collegium Vocale Gent: che voci, ragazzi!
Altro che morte, quanta luce c’era nella loro voce! Semplicemente commovente, una restituzione del testamento di Mozart come non si ascoltava da tempo, così vera e severa, così rispettosa e libera ad un tempo. Qualcuno in sala diceva che Herreweghe, medico e psichiatra, si stava prendendo cura di noi (somministrandoci Mozart) senza che ce ne accorgessimo e alla fine, con grande modestia, quasi si scherniva dalle ovazioni del pubblico, perché in fondo lui non c’entrava nulla, c’erano sul palco uomini che cantavano e in platea uomini che ascoltavano. Dare e ricevere, prendere e restituire. Semplice, no?
Dalla terra e dalle migliaia di uomini del Palaolimpico, insomma, al cielo e agli angeli che ci hanno cullato con le note del Requiem. Come viaggio, niente male davvero.

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