USA: un paese in declino? - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 18 settembre 2006

USA: un paese in declino?



Sono trascorsi cinque anni dal giorno in cui l'America venne colpita al cuore ed è possibile che, in un futuro più o meno prossimo, gli storici proveranno a correlare questo evento con il declino dell'impero, anche se ci sarà chi sosterrà che il processo ebbe inizio molto prima.
Che ci sia un declino in atto lo suggeriscono sia la logica che la stragrande maggioranza delle analisi socioeconomiche che si effettuano. Per meglio comprendere sarebbe sufficiente leggere i libri di storia delle classi elementari, oppure qualche romanzo classico giacente tra gli scaffali delle biblioteche comunali. Ma la cultura odierna la somministra la televisione, quindi possono diventare complicati anche i ragionamenti semplici se le informazioni si disperdono tra pubblicità demenziali e personaggi da operetta che giocano a fare i naufraghi.

Sono trascorsi cinque anni dal giorno in cui un manipolo di uomini entrarono nelle torri gemelle con la convinzione di uscirne direttamente in paradiso, convinzione ragionevolmente discutibile, come discutibili a posteriori - ma lo erano anche a priori - gli stretti rapporti intrattenuti dalle potenti lobbies statunitensi (di cui la dinastia dei Bush fa parte) con le famiglie saudite più retrograde ed oscurantiste, ma strabordanti di oro nero.
Famiglie nelle quali il rampollo Osama Bin Laden è diventato ometto organizzando per conto della CIA la componente islamica nella resistenza afgana all'invasore russo. Da grande Osama, presumibilmente spinto da onnipotenti deliri, prima non lesinerà in tritolo per demolire un paio di ambasciate dell'ex amico americano, quindi, in una bella mattinata di settembre, gli si presenterà a casa in compagnia di quattro aerei di linea.

Sono trascorsi cinque anni, ma c'è ancora chi - per esempio il sottoscritto - non si capacita del fatto di come sia stato possibile che una ventina di persone armate di fede granitica e di coltellini da campeggio sia riuscito nell'impresa di mettere in ginocchio il Paese che nell'immaginario collettivo avrebbe dovuto avere sistemi di sicurezza capaci di sopportare minacce di ben altro spessore.
Nel corso della mia carriera ho conosciuto mercenari capaci di organizzarsi in piccole unità e portare a termine in poche ore un colpo di Stato, ma erano consci che tutto ciò poteva accadere, ed è più volte accaduto, solo nei piccoli e sottosviluppati Paesi africani. Nessuno di loro avrebbe mai osato immaginare quello che è successo l'11 settembre del 2001.

Sono trascorsi cinque anni, un periodo di tempo in cui, invece di provare a cicatrizzare le ferite, si è preferito aprirne di nuove. L'occidente compatto ha scatenato l'inferno sulle montagne dell'Afganistan senza riuscire a raggiungere l'obiettivo più importante: la cattura di Osama, e a ben guardare, a distanza di tempo, il regime talebano è stato sconfitto solo in apparenza.
Una parte di occidente, questa volta molto meno compatto, si è riproposto di regalare la democrazia agli iracheni, dando la netta sensazione di non capire un cazzo delle secolari problematiche dei popoli che abitano l'antica Mesopotamia. Alla causa palestinese, che con grande enfasi era stata sbandierata dalla Casa Bianca, non si dedica più nessuno e tra un Iran a breve nuclearizzato ed un Libano in fiamme la situazione appare ogni giorno sempre più critica.
Sono trascorsi cinque anni, che Dio ci assista nei prossimi cinque.

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