La poesia: abito della mente - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 15 settembre 2006

La poesia: abito della mente

Magazine - Undicesimo appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it ogni terzo giovedì del mese. Chi si fosse perso i primi incontri si legga le altre . Buona lettura.

Marco questa volta ha incontrato , poeta visivo, scrittore.

MR «La poesia può rendere più gentile l’umanità?»
LT «Sì, qualche volta, se tu sei già gentile. Se sei una persona negativa, poesia o non poesia, rimani negativo. La poesia è un abito della mente, è un abito dell’essere, ma non è l’essere. L’essere è l’uomo. Rimane sempre lui il protagonista».
MR «È necessario tradire la forma, scardinare i codici?»
LT «L’uomo ha sempre usato codici differenti. La comunicazione avviene su due versanti, c’è uno che parla e l’altro che ascolta e decodifica, quindi il codice deve essere assimilabile anche dall’ascoltatore. Senza un’intesa sul codice non esiste comunicazione. Ma la forma non rimane bloccata, cresce, si sviluppa. In passato è successo che grandi scrittori riformassero la lingua. La lingua è un modo di pensare, è una visione del mondo. Nella lingua c’è tutto quello che l’uomo pensa del mondo e di se stesso. Dove c’è la lingua, potrei dire, c’è l’uomo. Dove non esiste lingua, c’è il vuoto. Purtroppo non è che ti aiuti molto, perché, come dicevano i poeti, le parole non danno pane, e qualche volta te lo tolgono».

MR «Come si distingue la buona dalla cattiva poesia?»
LT «Non si distingue. Esiste solo la poesia. Tutto il resto è rumore, o silenzio».
MR «Nell’epoca dell’omologazione la diversità è una ricchezza o una condanna?»
LT «Non lo so se sia una ricchezza o una condanna. La diversità è un dato di fatto».
MR «Poeti si nasce o si diventa?»
LT «Si diventa. Il poeta è un mestiere, uno dei primi lavori dell’uomo. Si impara, non è un elemento naturale come il colore degli occhi. La poesia esiste fin da quando c’erano gli Aedi, e la parola parlata non aveva il supporto magico della scrittura. Il supporto era la musica: battendo i piedi sulla terra, magari con delle campanule legate alle caviglie, o battendo le mani; la parola è sempre stata legata a un supporto, la danza, i gesti, la musica. Del resto il rito dei fedeli che pregano sul muro del pianto muovendo tutto il corpo indica l’antico bisogno di tutto il corpo di partecipare all’espressività della parola».

MR «L’arte può trasformare gli individui, la società?»
LT «L’arte ha soppresso alcuni bisogni primitivi; non essendo una necessità primitiva ma mediata, costruita, interiore, ha sostituito alcuni bisogni, e senza questi l’uomo è un po’ meno bestia. Con tutto il rispetto per la primitività e la bestialità.
L’arte risponde alla necessità di comunicare, di partecipare ad una socialità, spesso perduta. L’arte ha sempre, che ne sia consapevole o meno, una funzione sociale.
L’arte è un fatto di consapevolezza, di cultura, di intelligenza. È un’operazione della mente e dello spirito».

è il drammaturgo del . Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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