Magazine Giovedì 14 settembre 2006

Segnali di Fumetto

Nelle Immagini I personaggi di Dragon Ball e Jeeg Robot d'acciaio

Magazine - Non mi considero un esperto di fumetti giapponesi. Ne so abbastanza da poter dire che quando si parla dei baloon del Sol Levante si parla di Manga e so anche che esistono decine di categorie per definire i vari tipi di storie ma, gentili amiche e cari amici, preferisco non addentrarmi in una serie di nomi e definizioni che non avrebbero altro risultato che, se sbagliati, fare infuriare la Lobby degli amanti del fumetto orientale.

Oggi l’offerta di fumetti giapponesi è vastissima. Basta entrare in una libreria specializzata per vedere quante siano le storie, da leggere rigorosamente all’orientale – ossia da destra a sinistra e partendo dall’ultima pagina – provenienti dal paese di sushi e samurai, e non solo. Oltre ai fumetti nipponici esistono anche produzioni interessanti provenienti dalla Corea, dalla Cina o persino dall’India. La scelta è vastissima.
Si passa infatti dalle storie noir a quelle rosa, dalla fantascienza all’horror fino a fumetti goliardici in cui l’eros è trattato ora in modo adolescenziale, ora in modo più adulto senza cadere nel volgare, essendo molto vicino, nelle intenzioni più che nel tratto, all’arte di Manara o Crepax.

Per quelli della mia generazione i fumetti giapponesi, prima che alla carta, sono legati alla televisione tanto che molto spesso si ricorre all’Amarcord delle .

«Vi ricordate la prima sigla di Lupin III – Planet O – un capolavoro!»
«Ma è vero che Piero Pelù cantava Jeeg Robot d’acciaio?»
«Ma quanto era bella la prima sigla di Lady Oscar?»


Le storie orientali sono spesso un vero e proprio punto di incontro tra generazioni. I ragazzi degli anni ’70 avevano in Goldrake il contatto con i ragazzi del 1982. I fumettofili che anni fa cominciarono a leggere le storie di Goku in Dragon Ball oggi vedono come la Gokumania appassioni i più piccoli.
Gli aneddoti si sprecano quando ci si ricorda poi dei cartoni di una volta. Prendete Holly e Benji: chi, dopo averlo visto, non ha provato a realizzare la catapulta infernale oppure a fare gol in rovesciata da centrocampo - in un campo lungo chilometri - saltando più in alto di Sotomayor?
All’epoca lo sport era diverso ed era normale che, alla vigilia dei mondiali o delle Olimpiadi, si temessero i campioni nipponici. «Pensa – si diceva alla mensa scolastica, corrispettivo del bar dello sport per gli under 12 – il Giappone ha Holly, Benji, Mark Lenders e Giulian Ross nel calcio, Mimì e Mila nella pallavolo e Rocky joe nella boxe... non c’è storia, sono troppo forti!»

I cartoni erano anche occasione di gioco, e il fatto che non ci fossero personaggi campioni di backgamon o scacchi ha fatto sì che molti dei trentenni di oggi portino i segni di quei giochi fatti di salti mortali, piroette e voli spaziali. Io, ad esempio, giocando a Jeeg Robot d’acciaio ho preso una facciata in terra con conseguente spargimento di sangue, lacrime e cicatrice…
Nessuno mi aveva lanciato i componenti!

Consigli per gli acquisti:
La produzione nipponica è varia ed eventuale. Albi a fumetti, videocassette e DVD sono numerosissimi, per tutti i giusti e le tasche. Come appassionato di passaggio consiglio di entrare in una libreria specializzata come in negozio di scarpe. Girando, sfogliando e provando troverete senz'altro quello che fa per voi.
Buona lettura!

di Francesco Cascione

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