Concerti Magazine Lunedì 11 settembre 2006

Bollani, il pianista scrittore

Nella foto: Stefano Bollani
© Stefano Bazza

Magazine - Stefano Bollani ha portato una ventata d'aria fresca nel panorama mondiale della musica jazz. E pensare che, dopo il Conservatorio, si era fatto le ossa suonando con Jovanotti e Raf. «Ma io ho sempre voluto fare jazz», dice lui. Non solo, viste le ultime novità.
Mercoledì 13 settembre, alle ore 18.00 presso la Fnac di via Venti Settembre, presenta l'ultimo album Piano Solo e il suo libro d'esordio, La sindrome di Brontolo (Baldini & Castoldi).

Come musicista c'è ormai ben poco da dire: bambino prodigio, è stato il primo artista europeo a ricevere il premio di New Star Award dalla famosa rivista giapponese di settore, Swing Journal. È conosciuto e stimato in tutto il mondo. Ma oggi ci incuriosisce soprattuto il suo lato letterario.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?
«In realtà io scrivo da quando sono bambino, ma i miei testi li tenevo per me. Poi un giorno mi ha chiamato Cristina Dalai, un pezzo grosso della casa editrice, che mi ha chiesto se avevo qualcosa da pubblicare».

Il libro racconta con stile scanzonato, caratteristico del musicista, la storia di cinque personaggi: un venditore di palloncini che fanno volare via chi li possiede, una donna con il solo difetto di essere donna e bella, un tassista logorroico ma imprevedibile, un uomo dalle mille identità. Nel corso della storia si incroceranno seguendo il destino tessuto con sapienza dall'autore.

Cos'è la sindrome di Brontolo?
«È quel fenomeno per cui ci ricordiamo le persone per i loro difetti. Nei Sette Nani viene sempre in mente Brontolo e mai quello più allegro (Gongolo n.d.r.)».

Anche se sei arcinoto, ti immedesimi in Gongolo?
«Veramente no, mi immedesimo nell'autore di un libro di storie».

E di Piano Solo che ci racconti?
«È un album particolare, registrato un anno fa. Un giorno e mezzo di improvvisazione senza un tema preciso. Doveva essere un omaggio a Prokofiev, ma poi è diventato qualcos'altro. È la fotografia di un momento molto bello. E poi lavorare con Manfred Eicher, il produttore di Keith Jarrett, è fantastico».

Fossi in voi non mi farei scappare l'occasione di incontrarlo.

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