Il Dada è tratto e forse ci salverà - Magazine

Mostre Magazine Teatro Cardinal Massaia Mercoledì 6 settembre 2006

Il Dada è tratto e forse ci salverà

In alto la serigrafia a colori di George Maciunas,

Magazine - «Il Dada è tratto e forse ci salverà», così Achille Bonito Oliva ha concluso ieri, martedì 6 settembre, la presentazione della mostra Dadada. Dada e dadaismi del contemporaneo 1916-2006, al Castello Visconteo di Pavia, aperta al pubblico da oggi 7 settembre fino al 17 dicembre 2006.
Oltre 250 opere, divise in due sezioni: la prima, che guarda al movimento storico attraverso le opere di Man Ray, Marcel Duchamp, Hans Richter, Kurt Schwitters, Hannah Höch, Paul Joostens, Laszlo Moholy Nagy, Erwin Blumenfeld, per citarne solo alcuni; la seconda, che testimonia l’influenza e lo stimolo continuo che nel Novecento ha esercitato il dadaismo sulle nuove generazioni. In mostra lavori di Joseph Beuys, Nanni Balestrini, Monica Biancardi, John Cage, Innocente, George Maciunas, Nam June Paik, Sarenco, Ben Vautier e molti altri, tra installazioni, fotografie e video arte.

Per una buona oretta, Bonito Oliva ha tenuto la platea incollata alla sedia facendo autoironia sul complesso edipico che da sempre lo lega a Totò, attaccando a spada tratta la strategia sull’arte delle ultime due amministrazioni milanesi (Zecchi e Sgarbi), e illustrando la sua posizione nei confronti del dadaismo. «Con questa mostra non ho voluto documentare un movimento, anche perché il dadaismo è l’antimovimento. L’intenzione è piuttosto quella di mostrarlo come un deposito di energie mai spente. Il Dada è tratto dunque, ma essendo un movimento che non intende capitalizzare nulla, resta fertile fondamento di un’antropologia alternativa dell’arte. Sfugge al controllo e quindi anche alla morte».

Il Dadaismo messo in scena quindi come pratica artistica antisistema, capace di superare la banalità del quotidiano, per esempio abbandonando la manualità del fare arte, per una designazione dell’oggetto, giocando sullo straniamento e la decontestualizzazione. Un atteggiamento etico del fare artistico del tutto opposto al Surrealismo: «che è una degenerazione del dadaismo – ha affermato con forza il critico. I surrealisti sono i talebani dell’inconscio, sono degli incursori nell’irrealtà. Tra i loro scritti, ce n’è qualcuno che ipotizzò un bombardamento poetico su New York precorrendo il gesto di Bin Laden. Ecco da questo io prendo le distanze». E in più punti, Bonito Oliva ricorda come, sebbene esplosivo negli atteggiamenti, il dadaismo rifiutò la guerra in toto, palese anche nella coraggiosa scelta degli artisti di emigrare in territorio neutro, in Svizzera, per non doversi asservire alle regole del potere e mantenere la natura profondamente cosmopolita del movimento. Bonita Oliva sottolinea come il movimento parta spesso dalla negazione, ma per poi prodursi in un’affermazione, tra le avanguardie quello che ha saputo imporre una lingua, attraverso il grande poeta rumeno Tristan Zara.

«Il dadaismo ha sviluppato un moto irreversibile nell’arte, perciò le date 1916-2006. Dentro i dadaismi contemporanei troviamo Cobra (associazione internazionale di artisti attiva in Europa tra il 1948 e il 1951), Fluxus (movimento -e successivamente rivista- fondato da Georges Maciunas, mirato alla fusione di tutte le arti), la Poesia Visiva, il Lettrismo (movimento d'avanguardia fondato nel 1946 a Parigi da Isidore Isou), il Situazionismo (nato alla fine degli anni '50 sotto la guida del filosofo Guy Debord), e tutti quegli artisti che nel recente passato hanno rifiutato la regola, lavorando sull’avvicinamento tra arte e vita, su un nichilismo attivo che rifugge le passioni guerrafondaie tipiche per esempio del futurismo», e si colloca in una dimensione di creatività anarchica che recupera il gioco e sfugge a ogni forma di controllo.

«È più dadaista Fontana dal mio punto di vista di molti altri, e perché no, anche Totò era dadaista. A questo proposito per chiudere il mio rapporto edipico con Totò, ho inserito nella mostra due o tre chicche, spezzoni di suoi film. Un collage creato su tutte quelle parti in cui in qualche modo Totò parla o affronta l’arte». L'esilarente serie di sketch porta in calce il contributo dadaista di Bonito Oliva: ironiche etichette che, sfruttando la scena rappresentata di cui Totò è protagonista, rimandano a movimenti artistici (come per esempio "performance povera" o "metodo concettuale"), filoni espressivi di altre arti ("teatro della crudeltà"), o concetti della critica d’arte, in una costruzione che è un divertissement sul fare e sul leggere l’arte.

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