I Demoni di Trotta tra cinema e teatro - Magazine

Teatro Magazine Martedì 5 settembre 2006

I Demoni di Trotta tra cinema e teatro

Magazine - «Amo Dostoevskij. Per certi versi è il mio scrittore preferito», dice Renzo Trotta che oltre ad essere cinefilo, ha studiato allo Stabile di Genova, quindi «per caso», come afferma lui, è «diventato giornalista» (alla Rai). Per amore o per forza, quest’estate Trotta è tornato al lavoro dietro le quinte, come autore e regista, sollecitato dallo sprone e dall’entusiasmo dei suoi giovani allievi a cui ha proposto Demoni: un libero adattamento, scritto 3 anni fa, a partire da I demoni (1871) di Fëdor M. Dostoevskij, in anteprima durante il Festival in una notte d’estate e, stasera e domani, nelle ultime due repliche alla GAM di Nervi (martedì 5 settembre, ore 21.15) e alla (mercoledì 6 settembre, ore 21.30) - scene e costumi di Guido Fiorato.

Era il 1978 e, di fronte alle molte porte chiuse del teatro, gli si presentò l’opportunità di un ruolo da programmista-regista per la terza rete Rai, che sarebbe nata l’anno dopo (1979).
Galeotta fu proprio quella definizione in cui compariva la parola regia. Poi, nel ’92, arrivò la docenza di Storia del Teatro (alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova). Ma già a metà degli anni Ottanta, Trotta aveva continuato a coltivare l’amore per il palcoscenico fondando la compagnia Bloko, insieme a Miriam Formisano e a un gruppo di giovani autori-attori (tra cui Danilo Macrì, Marco Tulipano, Claudio Lizza e altri).
Il gruppo portò sul palcoscenico diversi lavori scritti dall’interno, tra cui restò famosa la collezione di sketch comici sul lavoro dal titolo Arbeit Macht Frei, «un piccolo cult, scritto a più mani da Lizza, Macrì, Formisano e Tulipano», confessa sorridendo sornione, «che portò la compagnia in una fitta tournée fino a Settimo Torinese. Fu un po’ questo il limite, la mancata espansione», così nell’89 si arrivò allo scioglimento. I Bloko avevano presentato anche Sklero di Claudio Lizza, La bibliotecaria rapita di Miriam Formisano, Cimbelino di Shakespeare («una produzione estiva con attori professionisti») e Natalia di Danilo Macrì – quest’ultimo testo venne ripreso 10 anni più tardi da Valerio Binasco per lo Stabile.

Qualcuno di Bloko è rimasto dentro il teatro?
L’unico che continua in modo professionale a recitare è Luca Bonadei, che si è trasferito in Spagna e traducendolo ha reso Arbeit Macht Frei il suo cavallo di battaglia. Lizza è scomparso qualche anno fa, ma Macrì, che conosce il russo, proprio in questi ultimi mesi stava traducendo un testo di Tolstoj, mai rappresentato in Italia, per la nuova produzione dello Stabile, per la regia di Marco Sciaccaluga.
E l’amore per il cinema?
A 16 anni amavo Fellini. A 18 ho scoperto il cinema americano. Ma se devo scegliere tra i film, dico: Sentieri Selvaggi di John Ford, Baci Rubati di François Truffaut e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.
Quando a 19 anni mi sono iscritto alla scuola di recitazione, l’ho fatto per diventare regista - all’epoca non avevo visto molto teatro – ma quello mi sembrava il modo più immediato per scoprire il mestiere. Poi, una volta diplomato e in seguito a due anni come assistente alla regia, capii le scarse probabilità di futuro allo Stabile e così, guardandomi intorno, mi capitò il concorso in Rai.

Per il cinema Trotta ha scritto Sidney Pollack (Mozzi, 1977), Francis Ford Coppola (Le Mani. 1996).
Quale Storia del Teatro insegna alla Scuola di Recitazione?
Di solito parto dai greci e facendo salti arrivo a parlare anche di testi moderni. Mi interessa il confronto fra mondo antico e moderno, per esempio parto da Edipo e per fare ossevazioni e sottolineare differenze arrivo a leggere Amleto. Non sono appassionato di Novecento, l’ultimo autore per me è Cechov. Tutti e quattro i capolavori sono tra i miei testi preferiti, tra cui c’è anche Amleto.
Ride e si schernisce per queste sue predilezioni, ma poi punzecchiato sul ‘900 continua.
Mi hanno affascinato i grandi registi stranieri come Peter Brook, Peter Stein e il regista e attore ceco Otomar Krejca (1921). Di quest’ultimo a metà anni ’80 lo stabile propose Le tre sorelle, credo fu lui e quello spettacolo a farmi scoprire fino in fondo la complessità di Cechov.
Quali Demoni presenti in questo spettacolo?
Avevo preparato due versioni di questo adattamento, una più ampia, che cerca di rendere conto di tutto il romanzo: un'impresa disperata. L'altra è più concentrata e vede protagonista la generazione dei giovani terroristi. Un taglio radicale rispetto al romanzo. Il terrorismo è, in generale, un fenomeno che ho cercato di capire (Trotta, insieme a Salotti, ha realizzato un documentario TV per la Rai sul terrorismo italiano delle Brigate Rosse dal titolo "La colonna").
Ma in questo lavoro il terrorismo è solo uno dei temi. Il romanzo di Dostoevskij, infatti, è in parte anche una polemica contro i nichilisti, ma diventa una grande riflessione sul male e le cose spaventose che girano nella testa degli esseri umani. Anche tra i giovani protagonisti non è solo il terrorismo la questione centrale, ma le profonde complessità e lacerazioni dell'anima.

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