Magazine Venerdì 1 settembre 2006

La poesia? È una cosa viva

L’antologia da me curata, Altramarea, poesia come cosa viva, non è un libro di poesia nel senso stretto e tipico del termine, perché i testi che compongono questa raccolta sono giunti al curatore in primis attraverso la comunicazione orale, diretta, formulata in un adeguato témenos, proprio come accadeva agli albori della poesia, nelle corti micenee di Omero, o nei giochi sacri di Pindaro, o nel tiaso di Saffo, o ancora, più vicino a noi nel tempo, nelle conversazioni dei poeti decadenti francesi, o dei futuristi.
Non è un libro in senso stretto e tipico, ma l’eco di vissutezze poetiche reiterate nel corso degli anni, e destinate a reiterarsi ancora, a ogni solstizio d’estate, con Argonauti nel Golfo degli Dei, e nell’agosto rovente, con Altramarea.

Altramarea nasce nel 1996 come Laboratorio di poesia a cielo aperto, senza connotazioni ideologiche, ma con l’intento di “abitare poeticamente il mondo” - per mutuare un’espressione felice di Gabriella Galzio - riunendo poeti, provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, nella piazza antistante la facciata barocca, segnata dall’erosione marina, dell’Oratorio n’Selaa di Tellaro, il paese di Lawrence, Soldati, Bertolucci, incastonato nella scogliera dirupata dell’estrema Liguria di Levante.
Argonauti nel Golfo degli Dei nasce nel 2001, come blitz mitomodernista, dal ponte della nave Argò, nel Golfo di Lerici, già consacrato da Shelley e altri illustri visitatori letterari, con la direzione artistica e la regia di Angelo Tonelli, e letture dei poeti Giuseppe Conte, Tomaso Kemeny, Massimo Maggiari, Gabriella Galzio, Mario Baudino, e l’adesione da Parigi di Alain Jouffroy: in quell’occasione si proclamò il Governo Mondiale della Poesia e della Sapienza Illuminata, con un gesto simbolico di sfida alla logica del Mercato e del Potere che va sempre più ottenebrando le menti degli umani. Nel corso degli anni l’evento ha conservato questa caratteristica di blitz poetico dal mare, con una forte connotazione ideale, accentuando sempre più il suo carattere rituale, sciamanico, e insieme di grande evento spettacolare, capace di coinvolgere un’intero paese intorno alla poesia.

Se si dovesse enucleare un minimo comune denominatore di questa raccolta di poeti disomogenei – se si fa eccezione per gli Argonauti Conte, Kemeny, Maggiari, Gallio – in quanto a stile, gusti e tendenze, lo si potrebbe racchiudere in una formula assai semplice: il fuoco e l’oltre.
Tutti questi autori, dai più giovani nati all’inizio degli anni Settanta, ai più maturi, che salvo una sola eccezione, sono nati entro gli anni Cinquanta, sono animati come sono dalla tensione ad andare oltre gli schemi della koiné poetica vigente, e vivono la poesia come fuoco, passione che tende a rapinare a sé tutta la vita. Inoltre, rispetto al fuoco della poesia e dell’ispirazione e della passione sanno praticare la disciplina dell’oltre, vale a dire il dovuto distacco, attraverso un raffinatissimo labor limae e una vasta padronanza di tutta la tradizione poetica precedente: sono tutti capaci di grande attività critica e saggistica, con piena consapevolezza letteraria, ma senza vacua letterarietà.

È una marea altra rispetto a quanto sia scontato ed esangue, e dunque una marea oltre, che già traghetta con sé nuove prospettive, in piena sicurezza, ed è formata da poeti che, in diversa misura, e tenendo conto dei dati generazionali, esercitano un ruolo non secondario nella storia della poesia contemporanea.
In questa antologia, nell’intenzione di chi l’ha scritta, la poesia testimonia e rivendica la propria origine di arte sacra, anche quando il poietés ne voglia prendere esplicitamente le distanze.

Altramarea, poesia come cosa viva
Antologia poetica a cura di Angelo Tonelli
Testi di Baudino Conte Kemeny Zeichen Agostinelli Brullo Cera Rosco Cupisti Ercolani Frisa Galzio Grasso Macario Macciò Maggiari D. Marie Mancini Micheli Papa Raffo Rofena Scandroglio Valacca
Campanotto editore, pag. 172, 11 euro

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