Donne e tv: non solo veline! - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 30 agosto 2006

Donne e tv: non solo veline!

Magazine - Ha commentato Giorgio Bocca: “le donne in pubblicità si divorano l'un l'altra per la richiesta incessante di carne giovane”. Cosa si può fare per cambiare le cose? E chi deve intervenire? Se ne è parlato lunedì 4 settembre alla Sala incontri della . Giulietta Ruggeri, Carlo Freccero e Paola Martini, coordinati da Erminia Federico, hanno raccontato a modo loro la televisione di oggi.
Al centro della discussione, l’immagine della donne in tv: «veline, letterine, donne disposte a far le figura delle oche pur di comparire in televisione. Ma dietro a questo compromesso c'è l’ambizione di fare dell’altro», ha commentato Ruggeri, «è una scorciatoia, una chiave che permetterà a queste ragazze di entrare nel mercato».

Ma perché, dopo il femminismo, si vuole ancora mercificare il corpo delle donne? E perché, soprattutto, le donne sono complici in questo? «L’esigenza di far mercato del corpo femminile è nata proprio quando le donne hanno acquistato più grinta», ha proseguito Ruggeri, «il vero problema riguarda oggi il rapporto tra i sessi. Nonostante le competenze acquisite nel mondo del lavoro, le donne vengono comunque pagate meno degli uomini: c’è bisogno di una politica delle donne».
Qual è oggi il rapporto tra le donne e la politica? «Si sente il bisogno di rafforzare la propria autostima e di imparare a riconoscere i conflitti per poi trovare una mediazione: le donne, anche in questo, sono molto brave». Insomma, volere è potere. «Il problema è che spesso le donne non vogliono».

L’analisi di Carlo Freccero riguarda il mondo della pubblcità, «che ha contaminato la tv», ha spiegato l’ex direttore di Rai2. «A partire dagli anni ’80 la tv commerciale usa l’immagine femminile nella pubblicità. Questa si è esteso poi in tutti i programmi televisivi».
Ma perché la pubblicità si serve del corpo femminile? «I pubblicitari non fanno ideologia, applicano semplicemente degli esperimenti psicologici, da cui è risultato che l’uomo è per prima cosa attratto dall’immagine femminile. Le donne, invece, sono attratte in primis dalla figura infantile». La sessualità maschile, infatti, è soprattutto visiva, «e l’audience funziona come la sessualità maschile».
La tv è maschilista perché è la spia di una preferenza di programmi rivolti ad un pubblico maschile: «si spiega in questo modo la presenza di una figura femminile in ogni programma sportivo. La dimensione femminile, invece, è rivolta verso i sentimenti. Infatti i programmi pomeridiani – dai talk show alle telenovelas – non prevedono figure femminili aggressive».

Ma i programmi più importanti e più visti sono in prima e in seconda serata: «le trasmissioni rivolte ad un pubblico alto esibiscono donne nude», ha aggiunto Freccero. In questo sta il problema: «le donne sono deboli come consumatrici». La società, infatti, disprezza tutto ciò che è cultura. Un mondo che, in genere, è rappresentato dalle donne: leggono più libri, vanno al cinema e a teatro, «ma sono gli uomini a detenere il capitale economico. Lo spettacolo è totalmente maschilista, tanto che le icone della società di oggi sono il calciatore e la velina».

Paola Martini lavora in Rai e gestisce la sezione dei DS all’interno del servizio pubblico. Perché anche la Rai propone questa immagine della donna? «Con il nuovo governo non è cambiato molto rispetto al passato», ha esordito, «il servizio pubblico non dà spazio alle donne, ed è gestito da uomini. Anche nelle trasmissioni sportive la funzione della donna è quella della valletta, muta, accanto al conduttore». All’interno del governo le cose non vanno meglio: ci sono solo sei ministre, cinque delle quali senza portafoglio: «in questo siamo davvero un paese arretrato».
Cosa si può fare, allora? «L’Unione dovrebbe elaborare un progetto culturale serio», ha concluso Martini, «oggi in Rai la scontentezza è tanta».
«In Italia è assente il ruolo della giornalista», ha aggiunto Freccero, «le donne, a differenza degli uomini, sanno dire la verità senza ideologia. Il giornalismo femminile indaga sulla realtà con più equilibrio. Non è un caso se nelle loro trasmissioni giornalisti come Santoro e Lerner hanno affidato alle donne le inchieste più pepate».

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