Magazine Martedì 27 febbraio 2001

L'ultimo Frammento di Davide Brunetti

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Frammento Sesto – Giancarlo, Milite Ignoto

Di Giancarlo è difficile raccontare. Fu ricoverato nel reparto di psichiatria poco tempo dopo il mio ingresso nella struttura. Aveva avuto una crisi, era pericoloso per gli altri utenti. Lo andammo a trovare per portargli dei vestiti e delle sigarette. Per vedere come stava.
Lui, figlio di famiglia benestante, lo ricordo con ansia. Menava Giancarlo, all’improvviso e di nascosto. Alternava stati di luminosa allegria a lampi di profonda depressione. Farfugliava in continuazione rapporti di parentela con tutti: “Sei mio fratello, sono tua sorella, mio figlio, tuo padre”.
Con lo sguardo lo seguo in giardino. Cammina a fatica: oggi è stanco, nervoso. Spegne una sigaretta col piede. Poi si mette sull’attenti e mantiene la posizione per qualche minuto. Guarda in alto. Mi dicono che questi sono i momenti in cui bisogna stargli alla larga, ora può essere pericoloso.
Ha fatto il servizio militare. Poi la malattia. Credo. Ho sempre pensato che fosse impazzito servendo la Patria. Ho visto una vecchia foto in bianco e nero di Giancarlo giovane, insieme a una cugina. Ho visto le lacrime della cugina che, ultima, si occupa di lui: ancora non se ne fa una ragione, ancora non capisce quando e come tutto sia potuto accadere. E di tutto questo racconta quella foto tenuta da una mano incerta.
Aveva l’abitudine di spogliarsi. Ogni tanto compariva vestito di tutto punto e, tutto d’un tratto, te lo ritrovavi nudo dal capo ai piedi. E soprattutto tranquillo, a fumare. E allora parte l’operatrice, lo prende, lo sgrida e lo riveste. È l’unico a "sentire le voci". Chissà cosa gli dicono queste voci. È inutile provare a chiedere, tanto cambierà discorso e non sapremo nulla ancora una volta.
Giancarlo è il capo in "casa famiglia". I pazienti hanno paura, lo rispettano. Lo temono anche le operatrici.
"Giancarlo ha avuto una crisi: Giancarlo è stato ricoverato, Giancarlo se n’è andato".

Alla fine di maggio fui trasferito a Firenze: da allora non ho saputo più nulla della "casa famiglia". Per i mesi successivi fui assegnato ad una struttura per l’accoglienza e il recupero di bambini segnalati da assistenti sociali.
Oggi, ripensando ai tre mesi trascorsi con Enzo, Franco, Adriano, Francesco, Alberto, Giancarlo, mi accorgo di aver sfiorato un mondo del quale neppure immaginavo l’esistenza.

Davide Brunetti
di Annamaria Tagliafico

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