Cederna: cantore di viaggi - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 23 agosto 2006

Cederna: cantore di viaggi

Magazine - Irragiungibile. Lo dice il solito messaggio telefonico, ma per Giuseppe Cederna non vale. Seppure lo è stato per una lunga giornata, lo era solo per ragioni geografiche. In verità non lo è affatto e quando lo raggiungi la grande cordialità è disarmante: «Sono in montagna sentiamoci domani».
Tra una passeggiata e l’altra in Valtellina, facendo base nella casa dei bisnonni, l’attore e neoscrittore (per Feltrinelli nel 2004 ha pubblicato Il grande viaggio) quest’estate ha girato con cinque spettacoli diversi: «Mi sento come una valigia di racconti... ho raccontato storie di montagna, il mio viaggio in India, l’amore e i misteri della vita attraverso le parole di Raymond Carver, ho letto Bob Dylan, domani [giovedì 24, ndr] racconto la vita di Chet Baker a Follonica, e venerdì [25 agosto, ndr] faccio La Febbre», a Villa Durazzo, a Santa Margherita Ligure (GE), chiudendo la VIa edizione di .

La febbre è un monologo teatrale scritto da Wallace Shawn (attore di Woody Allen, protagonista di Cechov nella 42esima strada, di Louis Malle nonché sceneggiatore e interprete di My dinner with Andrè, sempre di Malle). Un testo che ha circuitato in appartamenti newyorkesi per pochi intimi nel 1990 per debuttare a teatro solo nel ’91, al Public Theatre di NY. Recitata su un palcoscenico vuoto, col protagonista seduto su una sedia, la pièce ha sollevando sconcerto e incomprensione tra il pubblico e la critica, salvo poi intraprendere una tournée mondiale e diventare un classico contemporaneo.

Shawn con La febbre racconta del confronto fra il benessere occidentale e la povertà del terzo mondo, vissuto in diretta: un borghese in viaggio nel sud - accasciato nella sua stanza d’hotel tra vomito e scarafaggi - è vittima di tutto ciò che ha visto (soprattutto il dolore degli altri), un impatto durissimo per via della realtà da cui proviene.
L’incontro di Cederna con questo scritto risale al 1992, quando AMREF gli chiese di fargli da testimonial e di girare un video in Africa (in particolare Kenya, Sudan e Somalia). Cederna mise il libro in valigia perché colpito da una recensione, ma lo lesse solo sulla via del ritorno.

«Quel viaggio fu abbastanza brutto, un viaggio diverso da tutti gli altri, un viaggio per vedere il dolore. Come tutti i viaggi terribili fu molto importante. Tornando lessi Shawn e fu una grande illuminazione. Era un po’ anche la mia storia, perciò lo scelsi per farne uno spettacolo: avevo la possibilità di raccontare anche il mio viaggio attraverso un testo molto bello. Giorgio Gallione curò la regia e fino al ’96 lo spettacolo, completo di musiche e scarafaggi veri per il finale, girò in tournée».
Adesso Cederna lo sta proponendo in una nuova versione: «semplicemente un tavolino, una candela e il mio racconto». Così i due viaggi, quello di Giuseppe per AMREF e quello letterario di Shawn, si intrecciano in una nuova storia che racconta anche del viaggio del libro verso l’attore e di quel video (montato con Cecilia Zanuso) galeotto che gli costò tanta pena, e provocò una brutale ma necessaria presa di coscienza. «Ogni volta che faccio La febbre, mi convinco che è un testo di cui c’è bisogno», per questo lo porterà in giro anche in inverno.

La dimensione del viaggio ha trasformato l’attore Cederna in scrittore. Dai manoscritti-taccuini è nato il libro Il grande viaggio, diventato spettacolo, sulla sua esperienza in India del ’95.
«Si dice che i viaggi ti formano, ecco io mi aspetto che mi succedano altre cose da altri viaggi». E il prossimo vorrebbe essere un ritorno: «Mi piace approfondire, andare a scavare fino in fondo, ritrovare amici e non sempre soltanto scoprire luoghi nuovi. Vorrei tornare alle sorgenti del Gange».

Per ora Cederna è stato attratto dal Sud del mondo ma non esclude che il futuro lo porti altrove. «Certe volte sono i viaggi che ti scelgono e non tu a decidere. Ci sono miliardi di posti dove forse non andrò mai. Mi piacerebbe molto andare a visitare i paesi dell’Europa nordica. Mio padre [il giornalista Antonio Cederna, ndr] era molto amante della Svezia, attratto dai quartieri residenziali anni ‘60».
Proprio oggi La Repubblica pubblica alcuni brani della prefazione di Francesco Erbani alla riedizione «di uno dei libri più belli di mio padre», I vandali in casa del 1956 (in libreria i primi di settembre per Laterza): ritratto di un Italia in preda a una sindrome distruttiva verso il paesaggio e i centri storici. «Vorrei trovare un filo tra i viaggi di mio padre e l’oggi, ripercorrendo il suo tracciato. Il rapporto da un lato mi spaventa, dall’altro mi stimola. Intanto il 20 settembre presenterò il libro all’Auditorium di Roma con Erbani e altri e ne leggerò alcuni passi».

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