Magazine Martedì 22 agosto 2006

Un incubo collettivo di 800 pp.

Casa di Foglie, di Mark Z. Danielewski
Mondadori Strade Blu, pp. 812, Euro 22,00

Incubo collettivo. È la prima definizione che mi viene in mente per il romanzo di Mark Z. Danielewski, uscito sei anni fa negli Usa e oggi finalmente pubblicato in Italia da Mondadori.
È una lettura attraverso la quale credo sia pressoché impossibile passare indenni. Immaginate di trasformare in un libro di ottocento pagine il Blair Witch Project, non tanto trascriverne la trama quanto ricrearne le atmosfere. Sono quelle che si respirano nella casa di Ash Tree Lane, dove si trasferisce la famiglia Navidson, lui pluripremiato fotoreporter, lei ex modella e due bambini irrequieti. C'è un problema: le misure interne della casa sono più grandi di quelle esterne. E c'è anche un corridoio. Che non esiste. E un film, The Navidson Record, che il padre realizza per documentare la vita all'interno della casa e le esplorazioni del vano che non compare sui rilievi.
Purtroppo c'è un altro problema: tutto questo non è che quanto si legge su un manoscritto lasciato dal fantomatico personaggio di nome Zampanò, ritrovato dopo la sua morte da Johnny Truant, aspirante scrittore che nella vita fa l'assistente di un tatuatore.

Insomma, un labirinto di parole costruito su tre piani, Truant che racconta la storia di Zampanò che racconta la storia dei Navidson.
Ma non è finita. Anche la grafica, intesa come modo di disporre le parole nel testo, merita una nota a sé: non stupitevi se per leggere alcune parti del libro dovrete capovolgerlo, inclinarlo o andare da destra a sinistra. Nei dieci anni impiegati a elaborare questo suo primo romanzo, Danielewski ha voluto rispecchiare nell'impaginazione le sensazioni dei protagonisti. E ci è riuscito.
Ho comprato il libro circa un mese fa, ma le ferie dell'ultima settimana mi hanno permesso di terminarlo in cinque giorni. Non ne sono uscito indenne: insonnia, ansie, senso di straniamento, che ho scoperto poi in rete essere i sintomi riportati da altri lettori. L'incubo collettivo ha funzionato.

Unica nota a sfavore: la copertina originale era molto più affascinante rispetto all'illustrazione pseudogotica gialla rossa e viola che ne contraddistingue l'edizione nostrana. Era scura come il buio che circonda ora lo schermo del mio PC e intarsiata con un'immagine emblematica: indovinate un pò? Un labirinto.

Lorenzo Bagnara

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