Magazine Lunedì 21 agosto 2006

Che succede nelle notti gaye?

Nella foto piccola: Ennio Trinelli
Nella foto grande: la copertina del libro 'Cose gaye che succedono di notte'
La giovane e coraggiosa casa editrice Il Foglio Letterario, guidata da , sta per lanciare un nuovo progetto in collaborazione con l’associazione La Manica Tagliata. Di quest’ultima avevamo parlato moto tempo fa, in occasione di un festival di cinema e teatro dedicato a tematiche omosessuali.
Oggi Ennio Trinelli, già ideatore della rassegna e autore del libro Senza via di scampo, si prepara a guidare L&G, una collana di narrativa omosessuale. Il primo volume uscirà in questi giorni e s’intitola Le cose gaye che succedono di notte. È di Lorena Bianchi, una scrittrice transessuale. Sentiamo il neo direttore della collana.

Come inizia questo progetto?
«L’idea era quella di creare lo specchio letterario della rassegna di cinema e teatro che portiamo in giro da anni: una collana di racconti e romanzi, belle storie, autori nuovi. Per il resto, è partita quasi per gioco, come tutte le cose. Ci sono già arrivati molti manoscritti».

Come hai scoperto Lorena?
«Il suo scritto è arrivato qualche giorno prima della decisione di fare la collana: quattro racconti che affrontano con grande senso dell’ironia il tema della transessualità. Mi è piaciuto subito. Per dare spazio a questi libri, che altrove non verrebbero pubblicati, abbiamo creato L&G».

La letteratura omosessuale è un genere a se stante?
«A dir la verità io eliminerei dal vocabolario la parola "omosessuale", termine pieno di significati che non ci appartengono e frutto di un contesto sociale discriminatorio. Tuttavia, è evidente che esista una cultura omosessuale e, con le dovute differenze, lesbica. Da qui la necessità di far sentire la voce di chi ne è protagonista, di esprimere i suoi bisogni».

Ti sei cimentato nel cinema, nel teatro, nell’arte, nella letteratura. Ora anche nell’editoria. Quale preferisci?
«Veramente la mia preferita è la fotografia, ma riuscirei a rovinare anche una foto già fatta. Tra quelli che ho praticato non ho particolari preferenze».

Parliamo della collana. Come andrà avanti?
«Il materiale arriva, ma non vogliamo fare molte pubblicazioni: una e due all’anno. La seconda uscita è ancora da decidere».

Non avete altri progetti?
«Veramente sì. Vorremmo fare un raccolta di racconti il cui titolo potrebbe essere Io e Pier Vittorio Tondelli, ovvero cosa ha significato lo scrittore per le generazioni di nuovi autori, sia dal punto di vista letterario che umano».

La prefazione del tuo libro è scritta da Vladimir Luxuria. Che tipo è e come lo vedi nel suo nuovo incarico?
«Conosco bene Vladimir, è una persona molto profonda, intelligente e colta. Dal punto di vista politico, non è una sorpresa: è l’unico che ho visto fermare la musica di una discoteca, il Muccassassina, per parlare di questioni sociali. Bertinotti è stato coraggioso e lui pronto ad accettare la proposta. Sta lavorando molto sulle coppie di fatto: non sarà facile, ma lui è uno che quando si prende a cuore una questione la porta fino in fondo».

Come è la situazione dei diritti in Italia rispetto agli altri paesi?
«Siamo ancora indietro. Qui si è lavorato molto sulle libertà sociali, ma non su quelle individuali. Così stiamo ancora a parlare di coppie di fatto mentre in altri paesi è già una realtà da tempo. E poi l’espressione omosessuale continua ad essere ostracizzata: è ancora difficile trovare spazio e soldi».

A Genova la rassegna era andata bene, vero?
«Molto bene: abbiamo avuto centinaia di spettatori tutte le sere. Ora spero di tornare presto, sono già in contatto con alcune istituzioni».

Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?
«Sono benvenuti i vostri manoscritti. E, non abbiate dubbi, li leggeremo tutti».
di Daniele Miggino

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