Magazine Lunedì 26 febbraio 2001

Frammenti di realtà. Di Davide Brunetti

Magazine - Frammento Quarto – Francesco, Corto Circuito

Francesco parla a stento, disegna e cammina piegato su se stesso. Cerca, osserva particolari che io non percepisco. Entrando e uscendo da una stanza all’altra, accende e spegne interruttori inesistenti: segue col dito collegamenti elettrici ipotetici, immagina circuiti. Fuma da adolescente, non aspira; poi spezza la sigaretta e la spegne con le dita. Nasconde in tasca i mozziconi. Cercano di farlo fumare correttamente, con scarsi risultati.
È geloso di penne e matite colorate. Ripone con cura i suoi strumenti di lavoro dopo averli usati. Lavora ogni giorno, in corridoio. È fratello di Enzo. Direi che se la cava peggio, ma è difficile a dirsi.
Con Francesco è quasi impossibile comunicare se non attraverso gesti e azioni, la solita tecnica di incentivi e punizioni. Se sgarra lo priviamo delle sigarette. Lui s’incazza, sempre.
Mangia con gusto ma è magro come un chiodo. Attacca briga per rubare un mozzicone agli altri, le prende.
Nei periodi più difficili della vita in casa famiglia, ho visto il terrore nei suoi occhi. Paura di incontrare lo sguardo di Giancarlo, altro “utente”, ma soprattutto compagno di stanza e di vita.
“Francesco non era così”- questo dicono. Francesco non era così.

Frammento Quinto – Alberto, Lo Zio

Cura un piccolo orto in giardino. Ha il fare degli zii di campagna, con tranquillità sposta gli attrezzi, con lentezza cambia umore. Sembra che la vita gli scorra accanto, pare non accorgersene.
Poi, all’improvviso, scoppia in fragorose risate e non c’è modo di capirne il motivo. A volte ride sommessamente per un giorno intero. È buona la sua indole.
Ripete parole sentite chissà in quale contesto: le coglie, le estrapola dalla contingenza e le ripete. In questo si diverte un mondo. “La lotteria, la lotteria, la lotteria, la lotteria”. Cambia l’intonazione, l’accento, l’espressione. Gioca da solo.
Passo la granata, do il cencio, pulisco la cucina. Affondo nella routine e mi perdo nelle ipotesi più assurde sulla mia vita; aspetto il futuro e spero che non assomigli a questo presente. Maledico il mio stato di servitù e cerco di trovare una scappatoia. Qualcuno mi aveva rivelato che la vita fosse in salita, ma questa è una pendenza impegnativa. Guardo i miei gregari e non posso che commiserare loro e me stesso.
Poi. Poi passa Alberto. Calpesta il mio lavoro, lascia impronte fangose sul pavimento bagnato, non mi degna di uno sguardo, esce ridendo. Riprendo coscienza della realtà e rido. Rido anch’io di nascosto e preparo la merenda per gli utenti.
Ripasso la ramazza, pulisco meticolosamente gli angoli più nascosti e inutili, sto acquisendo una “professionalità”: tanto poi passerà Alberto e riderà. Anch’io gioco da solo. Ma almeno rideremo insieme.

Davide Brunetti

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di Annamaria Tagliafico

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