Magazine Mercoledì 2 agosto 2006

Sessanta storie in fila

Con le ultime parole di una storia può cominciare quella successiva; la frase che chiude un racconto, come un rapporto o un’amicizia può essere l’inizio di una nuova pagina. Per non dimenticarci ciò che siamo stati, oppure, poiché condannati a portarci dietro quello che abbiamo lasciato, irrisolto, sospeso, incompreso, possa rimanere traccia delle ultime parole pronunciate. Come monito, come macchia. O magari per gioco, per divertimento, per sfida: vediamo cosa si può fare delle ultime lettere di una frase. Portarsele dietro e obbligare la fantasia a modularsi con i suoni del capitolo appena concluso.

Barbara Garlaschelli, che presenterà il suo libro “L’una nell’altra” (Dario Flaccovio Ed.) presso la Libreria Porto Antico lunedi 7 Agosto alle ore 18, potrà svelarci in quell'occasione da dove è partita questa idea di agganciare le 60 storie del libro “l’una all’altra” appunto. Se dietro c’è solo un gioco letterario stilistico, ma anche molto divertente e quasi da bambini, seduti insieme a fare il gioco delle storie, oppure se nella fine di una qualsiasi contigenza immediata di ciò che le accadeva lei abbia spesso intravisto l’inizio di qualcosa di nuovo.

Voltar pagina non si dice a caso per dire cambiare vita. Ed è quello che cercano di fare i protagonisti dei racconti dell’autrice – non più di due pagine - per raccontare di questo “intreccio di sogni, un groviglio senza confini, senza fondo” come dice in esergo la citazione di José Bergamin. Una donna spezzata che trova bigliettini dell’amante nella giacca del marito e non sa capire se lo ha fatto apposta a farglieli trovare mancando di coraggio nel chiudere una storia o se è solo una volgare distrazione, un amore giovane che sa guardare impunemente una donna non più giovane, come solo gli amori giovani che danno senza chiedere sanno fare. Il vuoto e il freddo di pavimenti di luoghi estranei ma necessari per andare via di casa, affamati da quell’altrove che è la lontananza da tutto cio che si conosce e che ci conosce.

Barbara Garlaschelli fa quello che i francesi chiamano “minuter” scandisce il tempo, lo taglia, lo divide. I destinatari o i mittenti di queste storie non sono sempre chiari, forse è un figlio che scrive alla madre, forse un uomo a una donna, forse perché l’amore in fondo non ha soggetti forse perché come dice uno dei personaggi della raccolta :“Non lo so. Non lo so perché l’amore finisce e non so nemmeno perché inizia, se devo essere sincero”.
Chiederemo a Barbara, lunedi 7 agosto, di svelarci tutti questi piccoli dubbi che mi sono venuti leggendo il libro.

Marina Giardina
di Francesco Tomasinelli

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