A scuola di lettura per scrivere - Magazine

Teatro Magazine Lunedì 31 luglio 2006

A scuola di lettura per scrivere

Nelle immagini Mariangela Gualtieri

Magazine - Savona. Alla sua terza edizione il festival teatrale di Savona Prototipo Priamar alla Fortezza, continua ad attingere dentro le pieghe di quella scena densa, vivace e profondamente ricercata che anche in Italia esiste, ma è più all’estero che con grande successo circuita. Tiene il palcoscenico quest’anno il , fondato nel 1983 a Cesena da Cesare Ronconi, regista e Mariangela Gualtieri drammaturga, con un laboratorio di scrittura condotto proprio da Mariangela e la lettura Sue lame, suo miele, un lavoro coadiuvato dalle scelte musicali di Andrea Felli, in cui Gualtieri inserisce continuamente nuovi brani della sua produzione poetica e che, per questa occasione, si arricchirà di testi dall’ultimo suo volume edito: Senza polvere, senza peso, (Einaudi, 2006). Il 24 e 25 agosto invece video, installazioni, cortometraggi e incontri presenteranno il lavoro di quel teatro di cui si diceva sopra, che dentro un forte lavoro di ricerca e di stratificazione dell’esperienza incentra la sua identità: , , Zapruder Filmmakersgroup, Fanny&Alexander, .

«Non credo si possa insegnare a scrivere – chiarisce subito Mariangela Gualtieri – si può risvegliare un’attenzione alla parola e a quelle azioni che possono portare alla scrittura, anche se questa poi dipende da volontà e destino». Nella pratica il laboratorio di scrittura di Gualtieri è rivolto a 15 partecipanti, impegnati per cinque giornate, dal 21 al 26 agosto (Info: , Cell. 3405327681 - quota d’iscrizione Euro 90,00). Partendo dalla lettura al microfono «mezzo fondamentale» di Giovanni Pascoli, Paul Celan, Amelia Rosselli «e anche qualche piccola cosa mia» il laboratorio si snoda lungo i suoni delle parole, «perché quello che non si insegna a scuola è proprio la ritmica e la melodia della poesia, in genere la scuola ci consegna un commento razionale del verso, mentre in una lettura ben fatta i versi dovrebbero riverberare verso il lettore il loro stesso commento, solo ben detta la poesia può essere totalmente consegnata, là dove c’entra qualche altro organo che non è l’intelligenza». Esperienza da verificare nella lettura scenica Sue lame, suo miele in programma il 26 agosto (ore 21.15) alla Fortezza, momento conclusivo del festival, in cui Gualtieri leggerà in modo che i suoi «versi accadano», proponendo una lettura «ispirata che solleciti un ascolto altrettanto ispirato».

Il laboratorio di scrittura nell’idea di Gualtieri è «la scoperta di percorsi per entrare dentro la parola. Un processo in cui ci si mette molto a nudo che crea presto un gruppo molto solidale». Gualtieri, che non vede la parola tanto sulla pagina scritta, quanto nell'immediatezza e tridimensionalità della scena, quindi nella piena oralità e corporalità che la veicola, com’è da sempre nel teatro di Cesare Ronconi, ha intitolato l’ultima lezione Le lingue corporali. Lingue rotte, lingue sciancate e dialetti, cosa intende precisamente? «L’italiano corretto è una lingua soprattutto scritta. Ci sono però sgrammaticature e invenzioni linguistiche che vengono da dialetti o da innesti stranieri, considerati errori dalla scuola, capaci invece di portare grande freschezza alla lingua che deve entrare in scena. Tutti abbiamo questa risorsa. Dove la lingua è rotta, non è corretta, siamo più vicini al corpo di quanto possiamo fare utilizzando quella impeccabile per sintassi e grammatica».

Che dire di questo nostro contemporaneo in cui lo scrivere dilaga in ogni forma? «Da un lato credo che sia in atto un grosso lavoro di logoramento della lingua da parte di alcuni scrittori, che insistono sul fronte di un certo avvilimento. Altri la rifondano, le ridanno fragranza, lavorando nel senso opposto. Certo al momento è enorme la massa di scrittura non necessaria». Cosa si aspetta da suoi laboratori, quale obiettivo si pone o quali percorsi sollecita? «Un esito che io considero molto buono è che molti smettono, altri cominciano in modo convincente, altri ancora interrompono per poi riprendere in seguito». Sulle orme di Dante, soprattutto, ma anche dei suoi contemporanei «Milo De Angelis, Franco Loi, Dino Campana, Raffaello Baldini o Nino Pedretti, a molti sconosciuto e per fortuna con un libro in uscita nel 2007», la poesia per Gualtieri è «gioia. Arriva come un regalo». Mai narrative, «le parole che io sento come necessarie gridano, denunciano, riflettono, fanno tutto quello che non è raccontare. Scritte per i corpi atletici degli attori di Cesare Ronconi, creano personaggi senza storie che accadono in un continuo presente» e sono sempre elaborate da vivo, spesso durante le prove, mai a tavolino.

Teatro Valdoca, Laboratorio di scrittura - 21 al 26 agosto
Info: , cell. 3405327681 - quota d’iscrizione Euro 90,00

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