Concerti Magazine Lunedì 31 luglio 2006

Le contaminazioni di Khaled

Magazine - Prosegue con un programma di grande interesse Goa Boa Last Minute e ne è un felice esempio il concerto tenuto da mercoledì 26 luglio all’Arena del Mare del Porto Antico.

En passant, Totò e Maria Miggiano dai tempi dello Psyco Club, ossia da ormai un bel quarto di secolo, significano (usando un linguaggio un po’ parlamentare) la musica popolare contemporanea di grande qualità e innovatività culturali a Genova e chissà se prima o prima qualcuno, nelle alte sfere, se ne accorgerà.

Intanto il pubblico genovese si è dimostrato piuttosto avaro, riempiendo a malapena solo i posti a sedere sulla non capientissima gradinata dell’Arena.
Detto per inciso, risultava piuttosto difficile restare fermi e seduti ascoltando il turbinio di note che il quarantottenne algerino, ma da tempo residente in Francia e lanciava giù dal palco.

Lontani i tempi in cui prima del suo nome era apposto il prefisso “giovanilista” Cheb ed ormai re del rai, ha saputo arricchire questo genere che, pur rimanendo profondamente arabo e popolare, ha acquistato suoni e colori world, dal flamenco al reggae, con robuste dosi di rock (vedasi assoli di chitarra elettrica e batteria) e un bel tocco di funky.

Per fortuna calorosa, divertita e rumorosa è stata la partecipazione di un nutrito gruppo di immigrati maghrebini che, conquistando pressoché in maniera totale l’intera area sotto il palco, hanno, quasi ovviamente, monopolizzato il rapporto tra l’artista e il pubblico.

Così in un vortice di bandiere algerine e marocchine sventolate con modalità da tifosi di calcio (il sevizio d’ordine ha sudato ancor più che per il gran caldo per limitare l’affettuosità dei fan che saltavano su nel tentativo, spesso riuscito, di abbracciare e baciare il cantante algerino) e lanciate sul palco (invero girava in platea anche un tricolore annodato al vessillo del Marocco) Khaled ha sciorinato in un’ora e tre quarti, senza soluzioni di continuità, il meglio del suo corposo repertorio.

Dall’iniziale H Mama fino ad uno suoi pezzi forti N’ssi N’ssi, da Kutchè ad un super – tris finale Didi, Abdelkader e, soprattutto, tra il tripudio generale l’hit che l’ha reso definitivamente famoso nel mondo Aicha.

Il suono, sia pur sofistificato, grazie anche ad una band di notevole professionalità in cui convivono felicemente l’oud e il sintetizzatore (tra l’altro lui stesso si è cimentato alla fisarmonica e alle tastiere), resta marcatamente legato a timbri prettamente e genuinamente arabi.

Proprio in questa sua grande capacità di contaminare in modo originale e senza dimenticare solide radici, sta il successo di Khaled, confermato dalle ovazioni dei compatrioti cui si sono via via aggiunti, molti genovesi trascinati nel ballo da un ritmo e da una musica convincenti ed incalzanti.

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