Concerti Magazine Venerdì 28 luglio 2006

Omara Portuondo: 76 anni d'energia

Magazine - Genova. La prima volta che ho sentito cantare avevo 17 anni, andavo al liceo. La mia insegnate di spagnolo – vittima dell’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola – decise di farci vedere un film su Cuba per farci sentire una lingua simile a quella che avevamo studiato, ma differente negli accenti. Secondo me lo fece anche per tenerci a bada.
Io, che al tempo di cinema non ne capivo molto, chinai la testa: sempre meglio che fare lezione, pensai. Ma il destino ci mise lo zampino, eravamo talmente rapiti da Buena Vista Social Club che non ci accorgemmo della fine della scuola. Nei giorni successivi cantavo le canzoni di Omara, di Compay Segundo e di Ibrahim Ferrer facendo saltare i nervi un po’ a tutta la famiglia: sono stonata e non sapevo le parole.
Poi mia zia ha comprato il cd di Buena Vista e siamo rimaste sveglie fino a tardi per ascoltarlo, era da molto che non capitava.

Oggi il mio spagnolo è peggiorato, ma a 5 anni di distanza ho assistito al concerto di Omara, giovedì 27 luglio 2006, all’Arena del Mare. La data originaria del concerto del era il 6 luglio, ma un memorabile temporale ha fatto saltare l'esibizione della cantante cubana.

Quando arrivo – sempre all’ultimo minuto come mio solito – il piazzale è già bello pieno, ma riesco a trovare posto tra le prime file. Butto un occhio al cielo e vedo enormi nuvoloni neri che incombono, incrocio le dita, non vorrà mica piovere anche questa volta?
Per scaramanzia smetto di guardare in alto e curioso per vedere chi c’è: coppiette, famiglie, gruppi di amiche e qualche ragazza cubana. Tutti ad attendere lei.
Il concerto inizia in ritardo, ma attendiamo con pazienza, siamo certi che ne varrà la pena.
Sul palco prima sale Davide Ferrarini che ci ricorda la presenza dello stand di Emergency, poi arrivano i musicisti e .

Da questo punto in poi la musica e la sua voce prendono il sopravvento su qualunque pensiero e le navi da crociera che passano accanto a noi migliorano l’atmosfera. Omara ci scherza, saluta i passeggeri che involontariamente assistono per qualche minuto ad un grande spettacolo.
Canzoni morbide e struggenti si intervallano con i ritmi della salsa e della bachata, qui il ballerino che è in ognuno di noi si scatena, i più esperti danno spettacolo, gli altri li seguono e si fanno travolgere dall’energia che riempie l’aria. Non vi dico cosa sia successo sulle prime note di Guantanamera, chi poteva resistere?
Soy cubana, muove ancora gli animi, poi Omara deve recuperare un po’ d’energie. Sebbene non si noti, non bisogna dimenticare che ha 76 anni ed alle spalle una vita unica.
Ci lascia nelle buone mani dei suoi musicisti che ci allietano per una buona mezz’ora: si presentano uno per uno e noi iniziamo a pensare che la serata sia ormai finita, ma da dietro le quinte la vediamo tornare, sembra stanca e si muove lentamente, ma non demorde, carica di vitalità canta ancora.
Ormai è l’ora di concludere, prima di lasciarci non si dimentica dei suoi compagni Compay ed Ibrahim, a loro dedica Dos Gardenias, e tutto il pubblico si unisce cantando, ad ogni ..te quiero, te adoro, mi vida....

È finito, tutti urlano «otra, otra!», e Omara fa il bis con Guantanamera, la gente lentamente esce, la canzone finisce. Anche per me è l'ora d'andare, il cielo non è più tanto nero sono le 23.35 eppure mi sembra sia passato pochissimo tempo.
Il merito è della musica, il merito è di Omara che ha portato un po’ di Cuba a Genova.

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