Magazine Giovedì 20 luglio 2006

In terrazza con De Cataldo

Nella foto in alto: il cast di 'Romanzo criminale'.
In basso: la copertina del libro.

Magazine - Se nel 2006 si parla ancora di un libro uscito nel 2002, allora significa che quel libro ha avuto davvero un successo senza precedenti.
È questo il caso di Romanzo criminale, il best seller che Bruno Arpaia e Iaia Caputo presenteranno a Levanto (in piazza del Popolo, alle ore 21.30) venerdì 21 luglio nell'ambito della manifestazione . Sarà presente anche l'autore, Giancarlo De Cataldo.
Scrittore, sceneggiatore, autore di testi teatrali, saggista e, ultimo ma non per ultimo, giudice presso la Corte di Cassazione, De Cataldo ha scritto "il libro della vita" - come lui stesso definisce Romanzo criminale - senza prevedere il successo che lo avrebbe investito da lì a poco. «Avevo promesso a me stesso di smettere di scrivere se il romanzo non fosse piaciuto», ammette. Le cose sono andate decisamente bene tanto che, da best seller, Romanzo criminale è diventato un film.
È stato Michele Placido a dare un volto agli anti eroi di De Cataldo: il Freddo, il Libanese, il Dandi, il Nero sono stati interpretati – splendidamente, aggiungerei – da , Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, . Un cast all stars cui si aggiungono Jasmine Trinca, Anna Mouglalis e l’immancabile Stefano Accorsi nel ruolo del commissario Scialoja.

De Cataldo, che ha partecipato alla sceneggiatura del film, ha visto dunque tradotte su grande schermo le vicende della banda della Magliana: i 15 anni più difficili della storia italiana nella Roma degli anni ’70 e ’80. Il gruppo di criminali tenta di impossessarsi della città. Sullo sfondo, l’uccisione di Moro, la strage di Bologna e il crollo del Muro di Berlino.
«Nel creare i personaggi del romanzo ho solo preso spunto dai componenti della famigerata banda», spiega De Cataldo, «d’altra parte gli scrittori si rifanno sempre a persone reali, sia che scrivano un giallo, sia che inventino una storia di genere fantasy».
Difficile, poi, non affezionarsi ai protagonisti nati dalla propria penna, nonostante in questo caso si tratti di figure da non imitare: «mi riconosco maggiormente nel Freddo, che nel film è interpretato da Rossi Stuart. Ma tutti, in fondo, hanno qualcosa di me».

«Ogni sceneggiatura diventa un tradimento della pagina scritta», sostiene De Cataldo, «ma in questo caso si è trattato di un tradimento consenziente», scherza. Il cinema, infatti, è sempre stato il suo più grande sogno: «da giovane volevo diventare un regista, ma oggi mi rendo conto di non avere il fisico. Osservando tutti gli sforzi di Placido sul set mi sono ritrovato ad apprezzare il mio lavoro di scrittore: seduto ad un tavolo, magari su una silenziosa terrazza che dà sul mare…».
Ma accantonato il sogno della cinepresa, cosa frulla oggi nella testa di De Cataldo? «Mi piacerebbe imparare a suonare il sassofono. E poi vorrei scrivere una canzone per il Festival di Sanremo!». Ora mi ha proprio spiazzata. Chiedo ulteriori spiegazioni: «mi riferisco alle classiche “canzonette”, magari in rima…». Ad ognuno i propri sogni.
Nel futuro prossimo di De Cataldo, però, c’è ancora la letteratura: «mi sto dedicando alla scrittura di un nuovo romanzo», afferma, ma di più non vuol dire: «tranne che sarà un libro voluminoso. Per il resto, da vero uomo del sud, sono troppo superstizioso per rivelare altri particolari».

Giancarlo De Cataldo oggi si trova a Roma, ma si prepara a conoscere la Liguria: «venerdì visiterò Levanto per la prima volta», afferma lo scrittore, «a Genova, invece, sono già stato e lì mi trovo come a casa: anche a Taranto, mia città d'origine, soffriamo per la macaia, e i visi dei tarantini che lavorano in porto sono simili a quelli dei camalli genovesi: io li chiamo “malandrini da porto”, dalle facce tagliate…». Un'immagine poetica che solo uno scrittore come De Cataldo poteva regalarci.

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