Concerti Magazine Mercoledì 19 luglio 2006

Uno stadio per i Depeche Mode

Nelle foto: immagini dal concerto romano dei Depeche Mode

Magazine - Roma. Depeche Mode it's a way of life recitava uno stendardo sul prato del Teatro Olimpico. Un tempio del calcio riservato - lunedì 17 luglio 2006 - ad un gruppo culto della musica inglese, uno dei pochi rimasti ancora in attività dopo più di 25 anni: i Depeche Mode. Il concerto doveva inizialmente essere riservato solo ad una curva, ma vista l'enorme richiesta di biglietti, è stato deciso di allargarla a tutto lo Stadio.

Iniziano i Franz Ferdinand; grande grinta e supporto di tutto rispetto. Poi, alle 21.30, un boato accompagna lo spegnersi delle luci, tutto la stadio aspetta il trio inglese con grandissimo entusiasmo. Si inizia con A Pain That I'm Used To lo stesso pezzo che apre l'ultimo album Playing the angel. Il cantante Dave Gahan è come di consueto con pantaloni neri torso nudo e un panciotto ovviamente nero; Martin Gore, la mente del gruppo, indossa un particolare copricapo con all'estremità delle piume nere; il terzo Andy Fletcher è nascosto da una tastiera con le sembianze di un disco volante.

Si prosegue con A Question Of Time ed altri due pezzi dall'ultimo (Suffer Well e Precious), fino ad arrivare ad una splendida Walking In My Shoes sugli schermi disposti in maniera disordinata dietro al gruppo sono rappresentati enormi uomini di colore rosso con testa di volatile dal becco storto; l'esecuzione è brillante e il pubblico va in delirio per i provocanti movimenti del cantante.

È ora il momento di Martin Gore, chiamato come di consueto a cantare i pezzi più soft, ed ecco una meravigliosa interepretazione di Stripped e di Home; la prima chicca? Eccola It Doesn't Matter Two, mai stato singolo e tratto dal cupissimo album Black Celebration, piuttosto inaspettato quindi assai gradito.
Sempre dall'album Songs of faith and devotion prima In Your Room e poi una travolgente e potentissima I Feel You, dove il buon vecchio Dave, sa bene come esprimere e trasmettere tutta la sua carica, ne consegue una interpretazione frenetica con il cantante che smette di cantare per lasciar spazio al coro dello stadio che lo sostituisce in maniera impeccabile; sentire l'Olimpico strapieno cantare una delle mie canzoni preferite, non può che provocarmi brividi in continuazione, e valere da solo il prezzo del biglietto.

Ma il meglio deve ancora venire: seguono brani del calibro di Behind The Wheel, World In My Eyes, Personal Jesus ed Enjoy The Silence; lo stadio è sempre più in delirio; le immagini percussive vengono sparate a grossa velocità degli schermi, la grossa palla di ferro che è sul palco rotea messaggi e frasi dai testi delle canzoni.

Per World in My Eyes, ecco un solitario occhio enorme uscire come uscire dallo schermo, guardando all'impazzata in tutte le direzioni; per Personal Jesus i sei mega schermi si trasformano in enormi croci rosse, mentre il tempo frentico del pezzo fa ballare l'intero stadio.
La seconda chicca da amatore è Photographic, tratto dai primi lavori del gruppo negli anni '80, in versione rivisitata in chiave ancor più elettronica con velocissime immagini di fotografie del gruppo che si susseguono sugli schermi. Bellssima!

Il concerto si chiude con uno dei pezzi più importanti dei Depeche Mode e di tutta la musica new-wave degli anni 80 Never Let Me Down Again; a dir poco esaltante. Concertone quindi, grandiosi Depeche Mode e grandioso il pubblico nello Stadio più bello d'Italia.



Alessio Balbi

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