Ginella: «sosteniamo le arti!» - Magazine

Attualità Magazine Martedì 18 luglio 2006

Ginella: «sosteniamo le arti!»

In alto Anita Ginella

Magazine - Decimo appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it ogni terzo giovedì del mese. Chi si fosse perso i primi incontri si legga le altre . Buona lettura.

Marco questa volta ha incontrato Anita Ginella, docente di storia contemporanea all’Università di Genova, Facoltà di Scienze della Formazione.

MR «Non conosco bene il punto di vista della storia…»
AG «Posso dirti che la storia non si può limitare alle date, alle battaglie, agli avvenimenti. Quando insegno ai ragazzi mi interessa che abbiano una visione veramente globale in cui si analizza la politica, ma si studiano anche le fonti iconografiche, si cerca di capire la vita quotidiana della gente di cui stiamo parlando. La storia è anche sociologia, letteratura, storia del teatro, storia del cinema, tutto. La storia ci circonda, ci avvolge, sono le nostre radici.
La memoria è importante e va scoperta, cercata, usando anche gli strumenti moderni, come il cinema, i video, internet, per trasmetterla più facilmente ai giovani».

MR «L’Italia può “guarire” dall’inciviltà, o rimane un paese di “furbetti”?»
AG «La furbizia è sicuramente un disvalore, ma essere furbi è sempre stato un valore nella società. Lo è stato nella cultura contadina, lo è stato quando le sperequazioni sociali erano più marcate rispetto a ora e chi aveva il problema del cibo, delle medicine, della casa, era in qualche modo costretto a diventare furbo per sopravvivere.
Ma anche le classi sociali alte, che spesso non sono né incolte né illetterate, sono cadute in questo malcostume. Ora siamo semplicemente al parossismo, anche perché, dal secondo dopoguerra in poi, dall’avvento del consumismo, la Chiesa ha iniziato a perdere la sua funzione etica».

MR «Quando arrivano i barbari si possono solo fare le valigie?»
AG «La tentazione di fuggire, anche nel senso di chiudersi in se stessi, è forte, anche perché sta scemando la capacità di indignarci, e la resistenza si fa sempre più difficile. L’unica risposta che si può dare è che ognuno, nel proprio campo, deve cercare di lavorare al meglio, senza lasciarsi fagocitare dalla mentalità “barbara”».

MR «L’arte può produrre un cambiamento nella società?»
AG «Certo! Le arti sono fondamentali. Perché viviamo in un mondo di rozzi, volgari, e incolti? Perché non amano il bello. Il bello ci salverà, diceva qualcuno. Ma la classe politica si sta dimenticando la bellezza, togliendo fondi e sostegni a tutte le arti. Ma il bello possiede varie accezioni: parlando di attualità, anche la costituzione italiana, il nostro vangelo laico, è bella, ed è scritta in una bella lingua italiana: per fortuna quel dentista rozzo non è riuscito a distruggere il lavoro di anni dei padri costituenti della nostra Repubblica!»
MR «Nella storia è mai esistita la Città del Sole, di Utopia? O è solo letteratura?»
AG «Secondo me non è mai esistita. Anche le civiltà idealizzate, mitizzate, come Atene, o la Firenze dei Medici, mostrano, se si va a scavare, se non si rimane in superficie, dei lati oscuri. E comunque, nella storia, purtroppo, ci sono sempre state le disuguaglianze sociali».

è il drammaturgo del . Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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