Concerti Magazine Martedì 11 luglio 2006

Un Eros molto partecipato

Eros Ramazzotti

Magazine - GEnova. Calma. Calma apparente. Poi, verso le nove di sera, le braccia levate di migliaia di giovani ondeggiano insieme alle bandiere tricolori, ai berretti lanciati in aria, ai cuori luminosi e ai telefonini. E la scansione di un nome sale di tono con insistenza: Eros. Che è anche un programma. Che è sinonimo di fervore, fuoco, passione. Quella che caratterizza il pubblico di Ramazzotti.

E lui compare, sulla Piazza del Mare alla Fiera di Genova, come un’ombra. La sua silhouette in controluce è proiettata sul sipario abbassato. Seduto al pianoforte suona e canta L’equilibrista dal suo ultimo album. Le parole iniziali, «come è diverso il mondo visto da qui», ti entrano dentro. Si alza il tendone, si alza anche lui.

Sto in una posizione privilegiata, proprio sotto il palco. Sento vibrare la mia cassa toracica all’unisono con la musica. Mi espongo al suono e mi ci rotolo dentro. «Cosa è successo ieri? Vi saluta Zidane», dice lui per esordire e qualcuno gli lancia la bandiera dei Campioni del Mondo. Gioca con il tricolore mentre canta. Jeans strappati di Dolce & Gabbana, cinturone, maglietta nera, berretto calcato in testa, sudore sulla fronte, occhi socchiusi, tatuaggio con il nome della figlia Aurora sul braccio destro, a lettere gotiche. È sempre lui, entusiasta, pieno di energia che trasmette.

Energia che circola nell’aria, mentre cala la notte di luna piena, mentre scorrono lente le navi in uscita dal porto. Con Terra promessa si ritorna a Sanremo, al 1984, quando la canzone vinse tra i giovani talenti. Una storia importante e Adesso tu vengono accompagnate dai cori dei fan. A mezza via, dall’album Tutte storie del 1993, è sempre splendida. Apprezzo le interpretazioni degli stessi brani, a distanza di tempo, in versioni e modulazioni di voce sempre più mature.

Gli schermi trasparenti e altamente tecnologici con i loro led luminosi restituiscono immagini dagli effetti tridimensionali. Gocce che cadono, cristalli che si formano sulle note di Favola. Pioggia di stelle per Un’altra te. Colombe che volano per Se bastasse una canzone. Effetti di fiamme per Fuoco nel fuoco. E poi Dove c’è musica in versione medley, assolo di chitarra per Solo ieri.

Qualcuno dice che Eros non lancia messaggi, non si schiera, non è politicamente «impegnato». Ma Eros piace per la sua freschezza e spontaneità. Per il suo essere vero. Perché lui è capace di urlare uno «stop» in mezzo a una canzone – proprio Solarità, quella che dice «è questa qua la parola chiave che ti do» –, per sollecitare i soccorsi a chi sta svenendo per il caldo. Lui grida al suo pubblico «vi voglio bene» e subito dopo canta I belong to you (Il ritmo della passione) e Ti sposerò. Lui è così: parla delle «umane situazioni»…«alla latitudine di un’altra età». Duetta sulle Cose della vita, lavora di fantasia in Più bella cosa. E ringrazia.

Ringrazia la sua band: Paul Warren e Giorgio Secco alle chitarre, Luca Scarpa e Pippo Lamberti alle tastiere, Curt Bisquera alla batteria, Reggie Hamilton al basso, Lidia Schillaci e Bridget Mohammed per le voci e i cori. Ringrazia il suo pubblico: «Grazie di esistere» e accenna veloce alla bandiera italiana sulla sua maglietta. Per il gran finale sollecita tutti ad accendere i telefonini: è veramente La nostra vita questa di stasera, ricca di emozioni, di giovani entusiasti, di profumi di salsedine, di brezza marina.

L’ombra del gigante chiude il concerto dopo due ore e mezza coinvolgenti. Sono senza voce, anch’io «con le braccia verso il cielo ed il cuore un po’ più su». Grazie Ramazzotti: sei grande «a farci compagnia» in questo mondo.

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