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Attualità Magazine Martedì 11 luglio 2006

Sii te stesso. Traccia il tuo percorso

Magazine - Genova. «È più una disciplina che uno sport. Si cerca di andare oltre, superare gli ostacoli, affrontare le problematiche della vita, con il proprio corpo». Il narratore si chiama Stefano Pulcini, 25 anni, responsabile organizzativo di , e quello che racconta sono i principi del free running, come lo definiscono gli anglofoni. Un modo di vivere l’ambiente urbano che rilegge il cemento in modo fantasioso e assolutamente personale, crea percorsi e tracciati dentro la città, lasciando a chi lo pratica massima libertà. , dal 14 al 16 luglio, a Genova e Sanremo, lo propone sia come momento spettacolare che come workshop per chi vuole entrare dentro la filosofia (dai uno sguardo al del festival).

Chi non ha scalato il muro del vicino? Chi non si è arrampicato sull’albero, su una lunga scala o traliccio o si è messo a sfidare le leggi della gravità con salti e tuffi improbabili? Ecco il viene da lì, da lontanissimo, poi un giorno il francese gli ha dato un nome e alcune regole, e oggi è una disciplina che in Italia si pratica in tutte le città e a Roma conta 3 crew, con tricking group attivi dai 15 ai 33 anni con qualche eccezione, poche ragazze, ma è così anche all’estero. «Nessuna appendice, nessuna competizione. Si può praticare in gruppo oppure da soli. All’inizio magari è meglio in gruppo per stimolarsi a vicenda e vedere come ognuno si proietta e si applica». Stefano precisa che il parkour significa una cosa diversa per ogni individuo che lo pratica, «si può parlare di spirito, perché quello che conta è intendere la vita in modo diverso, anche se salti solo un piccolo muretto, parkour ti aiuta a affrontare le difficoltà quotidiane».

A proposito di regole, Stefano parla soprattutto di buon senso e, direi, etica di base (e ben venga che già il fatto che qualcuno ci abbia pensato fa star bene). «Abbiamo una serie di autoregolamentazioni di massima per esempio tendiamo a non allenarci di fronte ai bambini per non incentivare il loro spirito di emulazione. Rispetto della proprietà privata e degli anziani, insomma non c’è una volontà di andare contro, ma piuttosto domina l’idea di vivere le colate di cemento che ci circondano come parco giochi: trasformare ciò che prima ti deprimeva, attraverso un nuovo linguaggio che riscriva un semplice muro per farlo diventare un posto da trick». I presupposti sembrano buoni stafano mi parla di condivisione e collaborazione, il fenomeno si espande in accelerazione senza creare miti perché «è nato dal basso. Siamo cresciuti con l’effetto Forest Gump: la gente che vede la gente, segue la gente. E così spesso ci seguono con il motorino creando un caos organizzato».

Stefano non fa misteri, non si sente un grande traceur, però da tre anni il parkour è la sua vita e si occupa anche con strenua passione del sito www.parkour.it , ma poi il suo orgoglio riemerge e afferma: «sono un grande creatore di percorsi mentali, il resto lo fanno i ragazzi del tricking group. Una squadra di 10/12 che quest’anno ha dato un assaggio di cosa significa mettersi all’opera anche in palestra». E in cantieri i progetti/percorsi da seguire per Stefano sono molti specie nel mondo della pubblicità, dove per esempio è allo studio qualcosa sul superamento delle barriere architettoniche.

Ma come si costruisce un percorso? Si va a Nord o a Sud e chi va Est è cool o è out? Si studia prima o si improvvisa? E gli ostacoli come si scelgono? Stefano passa la parola a Fabio Saracini, traceur del tricking group che sarà a Genova: «È relativamente semplice, il percorso uno se lo crea lì per lì. A priori si sceglie solo un punto A e un punto B, la bravura sta proprio tra quei due punti e le creazioni a cui si dà vita». 25enne anche Fabio, pratica arti marziali da 10 e avverte: «non è che uno prende e fa parkour, calma, se non c’è la preparazione fisica, bisogna andarci cauti».

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