Magazine Lunedì 10 luglio 2006

La poesia che aiuta a crescere

Da piccola ascoltavo storie meravigliose, eroiche e drammatiche, che spaziavano dalla tragedia greca antica e lontana al ricordo personale e vivo della Resistenza partigiana.
Mio padre è sempre stato un grande narratore, che oltre a interpretare il linguaggio e i sentimenti dei personaggi creati da Euripide, Eschilo, Sofocle o Aristofane, faceva rivivere come romanzo le realtà terribilmente crude della guerra. Non solo, inventava favole originali e inedite, mai scritte, per consegnare a Morfeo i nostri pensieri di bambine. Sono cresciuta così piena d’ideali, sogni, e voglia di combattere per un mondo migliore. Talvolta questo spirito da cavaliere dalla bianca armatura mi ha portato ferite sanguinanti, un paio di cadute da cavallo (una anche vera! Ho tentato di fare l’amazzone, poi mi sono data alla scherma, sempre adatta a una combattente ma almeno si precipita dal basso!).
Ciononostante la costante giovinezza intellettuale e creatività di mio padre sono un bagaglio prezioso, un sorso d’acqua fresca che disseta anche in mezzo al deserto. Non è stato facile, né per me né per mia sorella Francesca essere figlie di Umberto, perché ogni giorno ci siamo dovute confrontare con una persona assai sopra le righe, sia culturalmente che moralmente (oltre che simpatica!). Però è stata sicuramente una grande fortuna poter essere partecipi di una vita così ricca, intensa e generosa.

Udivo da ragazza le poesie d’amore scritte e lette a mia mamma e ho pensato che fosse un peccato lasciare tutto questo patrimonio di sentimenti e di testimonianze chiuso in un cassetto.

Così con Goffredo Feretto e Marco Frilli abbiamo congiurato alle spalle di Papà e l’abbiamo convinto a pubblicare le sue poesie in un volume dal titolo Cronache - Il lungo viaggio con la Fratelli Frilli, per la Collana I Gabbiani, inaugurata dall’amico e poeta Enrico Carrea.
Umberto Albini è autore Garzanti e ha una ricca bibliografia di saggi sul teatro e la vita in , tra cui il più recente è , piacevoli da leggere come romanzi. Eppure le poesie non hanno nulla da invidiare alla produzione erudita come descrive nella prefazione Goffredo Feretto: ve ne regalo una, in calce, tra le mie preferite.

Il libro si divide in due parti: la prima, a sua volta, è formata da due sezioni, Il lungo viaggio (1954) e Tempo di disinganni e di bufere. Una nota accompagna la seconda parte: "Le poesie partigiane sono dedicate a Piero Salomone, strenuo difensore della libertà". Il tema dell'amore occupa tutta la prima unità della silloge. Non l'amore astrattamente concepito, ma quello concretissimo per una donna in carne ed ossa, mia madre Giovanna, compagna di una lunga vita. La seconda parte, invece, denuncia amaramente ingiustizia e violenza che segnano il destino dell'uomo. Tra echi del mondo classico e poesie partigiane la resistenza entra sul piano del simbolo universale, lo stesso in cui vivono eternamente i miti.

Da: Cronache-il lungo viaggio (pag 45)

Siamo seduti sulla riva
di un tempo immobile.
La morte-bestia
è accovacciata ai nostri piedi,
ci guarda con occhi mansueti:
sa di essere stata il nostro prima-nulla,
sa di essere l’ingordo oggi
e il lungo domani.
Tra poco prenderemo congedo:
ci aspettano continenti nuovi
da esplorare, un altrove
che non ci separerà.
Ma in un frammento di eterno
ci siamo perduti
nei giardini di Alcina,
abbiamo tentato di decifrare
il libro dei sogni,
ne abbiamo letto insieme molte pagine.
di Adriana Albini

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