Concerti Magazine Lunedì 10 luglio 2006

L'ultima notte del Goa Boa

Magazine - Genova. L’ultima giornata del si preannuncia come la più calda. Dopo quella dedicata e una , il giorno di chiusura attira gli appassionati di suoni e musiche differenti. Dopo le esibizioni dei Dogma e dei Musamelica le tinte dark ed elettroniche dei fanno tenere il tempo ai primi arrivati mentre il sole scende nel tramonto di Cornigliano.

Decido di fare due passi, osservare gli stand e scambiare qualche battuta con chi è al Goa Boa da tre giorni. «Nel corso della giornata con Fabri Fibra c’è stata una vera e propria invasione di ragazzini» - ricorda Giulia – «giovedì, con Carmen Consoli, è stato un peccato per tutta l’acqua che è venuta giù, ma stasera dovrebbe essere la serata migliore». Mentre lei racconta, sul palco salgono i Disco Drive, ragazzi dell’underground torinese che fondono punk, funk e un po’ di rock. Piacevoli.
Continuo a perlustrare gli stand e, tenendo d’occhio l’ingresso, mi accorgo di non riuscire realmente a quantificare se il numero delle persone presenti stia aumentando o diminuendo. Il dubbio rimane. È il turno dei Cazals, londinesi che sanno muoversi sul palco: il loro è rock e il cantante, in camicia bianca, si muove da star. Bravi, senza dubbio, ma mentre la musica alta mi monopolizza la mente provo a valutare ciò che ho sentito fino al momento.

I migliori sono stati i Biogora: forse avrebbero dovuto suonare dopo. Ormai è ora di cena, le luci nel cielo iniziano a cedere al buio e l’atmosfera assume tinte da festival. Tocca ai e, adesso si, mi sto accorgendo che qualcuno sta entrando.
«Sono comunque troppo pochi, sarebbe ipocrita dire che va bene così», fa notare Annalisa dal suo stand di monili, creazioni e oggettistica. I pareri sono discordanti, ma quando un omino sale sul palco per annunciare il gruppo genovese più conosciuto, la gente comincia finalmente a muoversi.

La seguo anche io, appostandomi appena appena sotto il palco, in modo da veder bene la band genovese e da sentire il suo modo di far musica che, scopro pochi minuti dopo, non esiste più.
Quelli che lottavano contro la municipale a colpi di ska propongono ora tracce nuove, che mi lasciano perplesso. Una sorta di musica introspettiva che non riesco a giudicare, ma che di impatto non mi piace. Dove sono finiti i ? Non li sto bocciando: mi servirà del tempo per abituarmi, anche se probabilmente li boccerò lo stesso.
Alle 22.45 è la volta di Morgan al pianoforte. Ormai la serata dovrebbe essere nel vivo, ma la gente non sembra moltissima. Dopo aver proposto una serie di pseudo cover di De Andrè, l'ex leader dei Bluvertigo alza i tacchi. Alcuni in fondo al Goa Boa si svegliano, molta gente si assiepa sotto il palco.

Tocca a lei. Il motivo per cui molta gente è venuta. Sta arrivando Laurie Anderson. La moglie di Lou Reed è una vera e propria artista, un personaggio. Sotto il palco iniziano a riempirsi gli spazi e, quando lei si presenta, il silenzio avvolge ogni cosa. Inizia una musica coinvolgente, impreziosita dal maxischermo alle spalle di Laurie che traduce i suoi testi. Violino, tastiera, chitarra. Parole in sussurri. L’aria si ferma e Laurie cattura tutti. I suoi testi lasciano il segno e fanno riflettere, accarezzando le tempie con musica d’avanguardia. È geniale.
Definisce la vita di alcuni solitudine agghindata, racconta società e media con poche parole, ma giuste. Dopo un’ora di concerto un lungo applauso le rende tributo. I miei timpani stanchi si sono ritrovati di colpo a teatro, e hanno apprezzato.

Tante carenze in questo Goa Boa, forse tanti errori. Ma mentre Laurie cantava lo sfondo delle acciaierie di Cornigliano era blu elettrico, corrotto dalle luci e dai fumi del palco. Sembrava il posto ideale per fare musica.

Matteo Politanò

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