Il decreto ammazza lobby - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 10 luglio 2006

Il decreto ammazza lobby



Eppur si muove. Devo ammettere che la partenza di questo governo mi aveva convinto che lo stesso non avrebbe avuto la forza per durare per più di un paio d’anni. Non mi sarei nemmeno stupito se il periodo fosse stato ancor più breve, ma soprattutto in me si stava radicando la sgradevole sensazione che nulla sarebbe cambiato in questo futuro più o meno lento e più o meno tormentato.
Troppe parole in libertà e troppa voglia di mostrare il proprio personalissimo volto, fisico ed ideologico, quasi sempre rappresentano il prologo per riempir lo stesso di metaforici pomodori, anche perché la gente è stanca di assistere a sfilate di vanesi arroganti e inconcludenti. Come del resto è stanca degli innumerevoli privilegi di cui abusano i pochi eletti, o troppi che siano, privilegi che nel tempo sono aumentati a dismisura oppure, più semplicemente, è aumentata a dismisura la bramosia dei soliti più o meno noti. I quali in modo direttamente proporzionale hanno aumentato anche la loro stupidità, dato che continuano a farsi intercettare al telefono come i mariuoli da strapazzo: se fossero stati al posto di Bernardo Provenzano la loro latitanza sarebbe durata il tempo di una risata. E pensare che c’è chi avrebbe potuto diventare re!

Poi, improvvisamente, al tramonto di un giugno insolitamente torrido, il decreto ammazza lobby. Ci vuole qualche ora prima che un’opinione pubblica, distrattamente divisa tra il calcio malato in scena all’Olimpico di Roma ed , capisca la portata del provvedimento che di per se non “miracola” il Paese, ma che indiscutibilmente apre una breccia nella stagnante arretratezza dello stesso.
Pur capendo le ragioni di chi in un futuro più o meno prossimo dovrà rinunciare ad alcuni privilegi, sono assolutamente convinto che solo una sana ed estremamente libera concorrenza possa migliorare servizi e mercato che poi, in definitiva, sono le due facce della stessa medaglia.
Infatti - lo suggerisce la logica e lo confermano i numeri - migliorando il servizio il mercato si amplia, offrendo maggiori possibilità a chi offre il servizio stesso. Ad ogni buon conto l’interesse generale dovrebbe sempre prevalere su quello personale, regola elementare e fondamento di ogni democrazia avanzata. Purtroppo, in questo vostro strano Paese, le parole hanno spesso un significato diverso da quello etimologico ed è per questo che non stupisce vedere una consistente parte politica, che si definisce liberista, lanciare strali contro una riforma che, proprio da quel versante, dovrebbe suscitare i più ampi consensi.

In realtà il vostro problema è la paura di aprirsi al confronto, di qualunque natura esso sia. Ma la vostra fortuna nasce dal fatto che inevitabilmente sarete obbligati a seguire questa strada, e prima ve ne accorgerete, prima ne godrete tutti i benefici.
Eppur si muove, e se avrà la forza d’ignorare le trasversali voci della conservazione, potrà perfino accelerare senza paura di deragliare, perché ormai la gente potrebbe aver imparato a riconoscere ciò che gli giova e ciò che la danneggia.

Andrea Comparini aka Josef

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