Magazine Lunedì 26 febbraio 2001

Il meglio del Fu Mattia Pascal

Nicla Vassallo ricercatrice di Filosofia all'Università di Genova ed esperta di filosofia angloamericana.
Sta curando un libro sull'identità personale. Ha riletto il famoso romanzo di Pirandello ed è stata colpita da un passo emblematico del testo.

In Il fu Mattia Pascal Luigi Pirandello scrive:

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ i miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

...- Io mi chiamo Mattia Pascal.

...- Grazie, caro. Questo lo so.

...- E ti par poco?

Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè come prima, all’occorrenza:

...- Io mi chiamo Mattia Pascal.

Qualcuno vorrà bene compiangermi (costa così poco), immaginando l’atroce cordoglio d’un disgraziato, al quale avvenga di scoprire tutt’a un tratto che...sì, niente, insomma: né padre, né madre, né come fu o come non fu; e vorrà pur bene indignarsi (costa anche meno) della corruzione dei costumi, e de’ vizii, e della tristezza dei tempi, che tanto male possono esser cagione a un povero innocente.

di Annamaria Tagliafico

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