Magazine Lunedì 3 luglio 2006

Madri assassine

Adriana Pannitteri, in Madri assassine. Diario da Castiglione delle Stiviere, realizza un reportage unico all’interno della follia delle madri che uccidono i figli e lo fa senza ricorrere a luoghi comuni e frasi fatte, ma conducendo - da buona giornalista - un’analisi serrata sul campo.
Un bel diario di viaggio nel buio e nei misteri della mente umana che si interseca con una storia di fantasia raccontata in terza persona e che ha per protagonista Maria Grazia, una bambina che ha avuto una mamma malata di depressione.

L’autrice ci ricorda che le mamme assassine sono molte di più di quanto si creda e forse il delitto della madre che uccide il figlio nei primi anni di età è da sempre il delitto più comune. Difficile stabilire i motivi, ma il fatto è che nell’ospedale psichiatrico di Castiglion delle Stiviere, l’unico italiano con una sezione femminile, sono molte le mamme assassine. Le mamme che uccidono di solito lo fanno nei primi anni di vita del bambino, anzi il periodo a rischio è proprio durante i primi mesi. Se è la madre a colpire lo fa nei primi otto anni di vita del bambino, quando invece uccide il padre può ammazzare anche figli adulti.

Tra le ospiti obbligate della struttura di Castiglion delle Stiviere, che pare più un carcere di un ospedale psichiatrico, ci sono molte mamme assassine. Maria Patrizio, la madre brianzola che nel maggio 2005 ha affogato il figlio Mirko nella vasca da bagno, Olga C. che nel 2002 ha affogato due figli in un laghetto, Fatima F. e Maria E. che hanno ucciso nel 2001 le figlie dopo averle nel primo caso strangolate e nel secondo soffocate.
I casi sono molti e di vario tipo, pure se da un punto di vista psicologico non è importante la modalità dell’omicidio. Di solito si tratta di una malattia da curare e di un comportamento antisociale che si ritorce contro quanto di più caro ha una madre al mondo: suo figlio.

Gli psichiatri parlano di due tipologie di delitto, una passiva e l’altra attiva, il lasciar cadere il figlio o il lottare con lui, il gettarlo dalla finestra o lo strangolarlo, soffocarlo. Persino uno psichiatra non comprende a fondo cosa passa per la mente sconvolta di una madre che stringe le sue mani al collo del suo bambino per strangolarlo o che avvolge su di lui una calza di nylon per ucciderlo. Filippo Nocini, l’unico psicologo di Castiglion delle Siviere, sostiene che tutto nasce da un buco aperto da un dolore intenso che esplode dopo anni di desideri infantili negati, frustrati da madri oppressive.

Questo dolore di fondo non sempre viene avvertito dalle madri che lo vivono e spesso sfocia in una forma di depressione molto vicina alla psicosi. La nascita del figlio è il detonatore della miscela esplosiva che cova nella mente malata della madre e la nascita del bambino si trasforma in un incubo. Le infanticide di solito raccontano il delitto dopo quattro o cinque mesi ed è importante che parlino e che si lascino andare. Sono loro le prime a non capire e a chiedersi come può essere successo, raccontano i dettagli come se a colpire fosse stato un altro. Piangono, si disperano, chiedono aiuto, tentano il suicidio, raccontano sempre dei loro figli uccisi, si chiedono se avrebbero potuto evitare quanto è accaduto. Le madri omicide che acquistano un po’ di autonomia escono al massimo dopo dieci anni, ma quando sono fuori niente è come prima. Madri assassine è un bel libro che fa pensare e a tratti commuove, un reportage realistico scritto in forma di romanzo che si legge in poco meno di un’ora. Non perdetelo.

Gordiano Lupi
di Daniele Miggino

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