Magazine Giovedì 29 giugno 2006

Cristina Dotto al Festival di Poesia

Cristina Dotto sarà al Cortile Maggiore di Palazzo Ducale, venerdì 15 giugno alle 21, per la quarta edizione della rassegna Un mare di donne. Letture poetiche insieme a Donatella Mei. Poi il concerto di Valentina Lupi e Numa. Ospite d'onore sarà Cheryl Porter (Stati Uniti). Presenta Claudia Pastorino. A cura dell'associazione culturale Hdemia.
Per l'occasione vi riproponiamo il nostro pezzo dedicato a Cristina Dotto e al suo libro 'Di due dolori ed altro'.

Cristina Dotto è una giovane scrittrice genovese che si è affermata vincendo nel 1994 il primo premio Margherite Yourcenar per la poesia, a cui sono seguiti poi altri importanti premi per l’impegno artistico letterario.
Il libro Di due dolori ed altro è il primo scritto da Cristina per le Edizioni La Lontra. I due dolori del titolo sono come due romanzi, dove "l’altro" è quello che li accomuna: l’amore per un uomo; ora padre, ora marito, ora amante, ma incapace di baciare. Incapace di leccare. Incapace di mordere.

In Astolfo, il cavaliere ariostéo, che titola la prima parte del romanzo, una figlia si rivolge al padre e in un lungo, ininterrotto monologo racconta il suo dolore. Credo che sia tempo di parlare, padre. Di chiudere le imposte e fare buio: inizia così il racconto che ci introduce al primo dei due dolori.
Tutto inizia in una notte densa, con la lunga chiacchierata con il padre; quel padre in parte assente e per questo tanto più presente in una memoria sentimentale da uccidere. Il dolore generato da una memoria così descritta: La mia memoria è una grammatica bislacca. Piena di difettivi. Piena di irregolari (...) La mia memoria è morale. Secerne ottimi enzimi digestivi. Talora l’acidità è tale da elidere la sostanza del ricordo. Mi ricaccia indietro un negativo bruciacchiato durante lo sviluppo. E addio fotografia!.
Così il cavaliere, evocato nel titolo, aleggia su tutto nell’attesa che intervenga a salvare la figlia, o quantomeno a trarla via con il suo cavallo alato. Ci riuscirà?

Struggimenti, commozioni, convulsioni dell’anima, rancori e slanci d’affetto ci prendono per portarci a sentire i fantasmi di quanto il passato ha lasciato sopravvivere, null’altro che grumi di pensiero negato e riaffermato, distrutto e illuso, ferito e medicato. La figlia che parla del suo dolore è crudele nel criticare il mondo che l’ha generata; è l’alter ego di una Cristina Dotto che non poteva descriversi altrimenti: il suo, alla fine, è un canto liberatorio.

Nella seconda parte, titolata Il precipizio, c’è un altro dolore rappresentato dalla fine di un amore, un abbandono che, in parte, viene mitigato dal viaggio. L’incipit però non lascia alternative: Se dovessi riprendere a scrivere, sarebbe forse per raccontarti i lenti lenti giorni della catastrofe. Parla ancora una voce narrante femminile e qui l’uomo, a cui si rivolge, ha un’altra donna con tante case. L’uomo tradisce ma, incapace di amare, forse ci rimanda alla pietà. Prima però c’è tutta l’oscena lacerazione di una guerra. A trasportarci dalla prima parte del romanzo alla seconda parte, ci sono dei disegni di Stefano Goldberg, che acquistano il particolare compito di illustrarci alcuni momenti di un ideale percorso d’amore.

Del libro, appena uscito, ne avevo sentito parlare direttamente dall’autrice in una sua presentazione: la padronanza del linguaggio con cui l’aveva esposto mi aveva fatto subito intuire la sua forte personalità letteraria; sì, Cristina Dotto - laureata in letteratura medievale latina - ha nella scrittura una capacità comunicativa immediata e dallo scorrere poetico. Normalmente si raccomanda di non abusare nell’andare a capo, per non interrompere la fluidità della lettura; in questo caso, nel romanzo Di due dolori ed altro, invece è funzionale alla carica drammatica del testo, di più quel suo capoversare, l’andare a capo spesso come in poesia, oltre alla sottolineatura, fa cogliere il contenuto poetico.

Dico questo dopo aver letto il libro ed essermi immerso nei due dolori, che hanno avuto un effetto catartico: mi hanno catapultato nel dramma di chi vive una separazione e non riesce ad elaborare una mancanza genitoriale. Ma ci si riuscirà mai? La lettura del libro può essere un modo di elaborare una crescita, un passaggio esistenziale verso una maturità raggiunta dal sapere amare.
Avendo almeno la consapevolezza dei limiti del sentimento d’amore. Per me una grande prova.
Il libro verrà presentato, lunedì 3 luglio 2006, alle ore 21, da Emanuele Canepa nel corso della rassegna , alla libreria Porto Antico Libri di Palazzo Millo. Sarà presente l’autrice.
di Giorgio Boratto

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