Buzzanca: ricordate gli anni '70? - Magazine

Cinema Magazine Mercoledì 28 giugno 2006

Buzzanca: ricordate gli anni '70?

Magazine - Genova. Martedì 27 giugno: la serata che il ha dedicato a Lando Buzzanca si è aperta con un ricordo del regista Pasquale Festa Campanile, che ha diretto l’attore palermitano ne Il merlo maschio. Il film, che è stato riproposto proprio ieri al Cinema Sivori, vede Buzzanca nel ruolo di un violoncellista frustrato, che mostra ai colleghi le nudità della moglie (Laura Antonelli) per sentirsi maggiormente apprezzato.
«Il film avrebbe dovuto chiamarsi Mia moglie me la suono io», ha affermato Buzzanca tra le risate generali, «accadeva spesso che venissero cambiati i titoli dei film di cui ero protagonista. Il professore, ad esempio, è diventato L’uccello migratore. Così era facile non essere preso sul serio o, peggio, essere accusato di maschilismo».

Sono trascorsi 20 anni dalla morte di Pasquale Festa Campanile. È stato il critico cinematografico a parlare dell’amore dei genovesi per un regista che la critica ha rivalutato solo da pochi anni, «per questo è bello che venga ricordato proprio qui».
Poi la parola è passata a Buzzanca, che ha raccontato numerosi aneddoti divertenti che lo hanno visto protagonista negli anni ’70: «quando ho visto Genova per la prima volta ero solo un ragazzo e recitavo Sacco e Vanzetti al teatro Margherita. Al cinema sono stato scoperto da Pietro Germi, che mi aveva voluto per Divorzio all’italiana. All’epoca ero povero e a Palermo ho lasciato una giovanissima moglie – lei aveva 17 anni, Buzzanca 19 (n.d.r.) – e un bambino. Ma per quattro anni mi sono dedicato al lavoro: non avrei potuto vivere senza recitare. Mia moglie mi ha aspettato, e oggi festeggiamo 50 anni di matrimonio».

Quando Festa Campanile propose a Buzzanca il ruolo di protagonista de Il merlo maschio, lui stava girando L’Homo Eroticus: «mi era stato consigliato di non accettare la parte nel film di Campanile, ma io ho amato subito il copione».
In quegli anni Buzzanca era all’apice della propria notorietà e girava cinque film all’anno da protagonista. «Bisogna sempre distinguere tra l’attore comico e il comico. Il primo si serve dei personaggi che interpreta per divertire, il secondo vive di sé stesso e non del personaggio. Totò era un comico; io, invece, facevo parte della prima categoria». L’attore comico, infatti, si sente realizzato grazie ai suoi personaggi, «è una sorta di schizofrenia che gli attori hanno dentro».

Buzzanca ha sempre interpretato il ruolo dell’uomo immaturo, incapace di districarsi in un mondo dominato dalle donne: «ma proprio le donne mi hanno sempre giudicato negativamente, scambiando il personaggio per la persona». Lando Buzzanca non ha voluto usare il microfono per parlare con il pubblico del Sivori, che lo ascoltava in silenzio: «in questo momento sono nudo, e vi parlo da amico», ha affermato.
E ancora il suo pensiero è andato ai suoi favolosi anni '70: il successo di Buzzanca aveva superato i confini italiani, e l’attore era sbarcato in Messico, «dove addirittura volevano farmi senatore! Ma la politica non mi piace: c’è troppa avidità», ha spiegato per poi commentare il referendum che, pochi giorni fa, ha riportato gli italiani alle urne: «sono molto contento che abbia vinto il “no”», ha detto convinto.

A partire da luglio 2006 Buzzanca sarà impegnato nelle riprese di un film in due episodi, «che parlerà del mondo dell’aristocrazia, con l’avidità e la superstizione che lo contraddistinguono. Spero soprattutto che per me inizi quest’anno una nuova stagione», ha concluso l'attore.

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