Concerti Magazine Martedì 13 giugno 2006

Roy Paci in tour

Magazine - Genova. Sabato scorso gran parte delle scuole hanno chiuso. Viva la vida, viva la vida direbbe il maestro Roy Paci, che giovedì 15 giugno 2006 - dalle 22.00 - suonerà con gli Aretuska al Terra di Nessuno (via B.Bianco 4) nell'ambito della rassegna Resistenze sonore, in un concerto di solidarietà a e alla sua Comunità di San Benedetto. Il prossimo ospite sarà Caparezza (20 luglio). Aprono la serata il gruppo Les gastones, e Laura Mars. Quest'ultima sarà anche al Festival di Poesia, venerdì 16 - ore 18.30 - a Palazzo Tursi, nello spettacolo Un piccolo miracolo con Nicoletta Bidoia.
Abbiamo chiamato Roy per far due chiacchiere prima del concerto genovese.

Innanzitutto, come va?
«Bene. Siamo nel mezzo di un tour massacrante. Avevamo previsto molte date, ma non così tante. La visibilità che ci ha dato Zelig è impressionante».

È dura anche fisicamente, immagino.
«Ci vogliono un sacco di sacrifici. Soprattutto meno baldorie dopo il concerto. A me piacerebbe fare sempre il matto, ma con questi ritmi le ore di sonno dimuiscono. E i nostri spettacoli sono molto faticosi dal punto di vista fisico».

So che hai iniziato a suonare la tromba nella banda del tuo paese, Augusta. Perché proprio la tromba?
«Era lo strumento libero al momento. Per i nuovi entrati nelle bande di paese funziona un po' così, ti fanno suonare dove c'è bisogno. Ho provato clarinetto, trombone, piano, e poi mi sono innamorato della tromba».

Come è andata a finire la faccenda della tromba che ti hanno rubato qualche mese fa?
«Toh! Questa è una notiziona: tra un paio di giorni l'avrò di nuovo. Un ragazzo dei Torpedo di Roma, gruppo che ho conosciuto personalmente e che ho aiutato a fare qualche arrangiamento, l'ha comprata in un mercatino di albanesi».

E come ha fatto a riconoscerla?
«È riconoscibilissima, soprattutto la custodia. È piena di adesivi, più che altro band della scena underground».

Pare che tu abbia fatto almeno 180 collaborazioni, ma i più arditi arrivano a 350. Te le ricordi tutte?
«Veramente dovremmo essere intorno alle 360. Per ora me le ricordo, ma forse dovrei far fare un lavoro di ricerca a qualcuno, prima che la vecchiaia mi faccia rincoglionire».

Ma è vero che in Sicilia vendi meno che altrove?
«Sì, perché ci sono meno soldi. Scaricano di più da internet. E poi le cifre a cui vendono i nostri CD sono vergognose. Già c'è il problema dell'Iva, che stiamo cercando di abbassare; e poi il sistema di rivendita e distribuzione fa un ricarico insostenibile. In Sicilia c'è gente con due lauree che prende 400 euro al mese, e gente con la terza media che siede in parlamento. E qui mi fermo».

Conosci Don Gallo?
«Certo. L'ho amato da sempre, di un Amore con la A maiuscola. Un personaggio eccezionale: e pensare a quante ne ha passate, a quante accuse ingiuste ha subìto. Quando l'ho conosciuto ha detto una frase tipo quella della pubblicità del Breil: Toglietemi tutto ma non il mio Che Guevara. Fantastico».

Tu sei religioso?
«Preferisco parlare di spiritualità, dato che le tre maggiori religioni odierne - ebraismo, cattolicesimo e islasmismo - sono guerrafondaie. E poi il nostro paese è intriso di una morale talmente bigotta che a volte non mi viene nemmeno da dire che sono italiano, ma cittadino del mondo».

E Genova? Cosa ne pensi?
«Ero a Genova quando ho incontrato i Mau Mau, con cui ho suonato per otto anni. Mi ricordo le serate al Senhor do Bonfim e al mitico Teatro Albatros. E poi i caruggi, i locali del centro storico: ho sempre avuto ciceroni simpaticissimi, come gli amici . Io conosco le città soprattutto attraverso le persone».

Prima si accennava alla tua partecipazione a Zelig. Come è andata l'esperienza in TV fin'ora?
«Bene. È stato bello lavorare con gente come Bisio».

Non eri emozionato?
«Sono ventisei anni che campo di musica, ne ho viste tante. Quando ero in tour con c'erano almeno centocinquantamila persone ad ogni concerto. Lì certe volte ho avuto veramente strizza. La TV non mi ha fatto paura, mi ci sono ficcato, con la mia solita faccia da culo, per divertirmi. E così è andata».

Parliamo di cibo: qual è il piatto che preferisci?
«Pasta al nero di seppia. Ma una volta ho mangiato una pasta con cozze e mortadella a Portovenere da schiantarsi».

Sul vostro sito...
«Dici quello degli ?».

«Ah, vorrei chiedere scusa a tutti i lettori, ma proprio non ce la faccio a seguirlo in questo periodo. So che ci arrivano centinaia di mail al giorno, e che mi fanno tantissime domande. Ma qui è un tal casino, non ci si ferma mai. A volte vorrei semplicemente starmene in un campo a guardar le farfalle come facevo da bambino, oppure giocare con la terra. Ecco, il contatto con la natura mi manca proprio».

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