Magazine Martedì 13 giugno 2006

Baci e abbracci, Claudia



Non ci sono tantissime cose che mi fanno infuriare. Oddio, voglio dire di quelle non troppo gravi. Ma c’è una cosa, che certamente si può classificare tra i mali minori, che proprio mi manda in bestia. Mi fa sentire impotente. Mi getta nel panico. È quando il tuo computer ti dice stop, non ci sto più, arrangiati. E tu rimani lì e non sai che fare, non sai che tasti schiacciare, hai una fottuta paura che se rispondi sì alla domanda che improvvisamente ti fa aprendo una finestra, sarà un sì di quelli definitivi, che non ti lasciano scampo, di quelli che se per caso è uno sbaglio, non c’è modo di tornare indietro.

Oggi mi si è flippato il computer. A un certo punto si è aperta una finestra che mi diceva qualcosa di uno strano errore eccetera eccetera e poi mi chiedeva se volevo salvare i dati. Devo fare una premessa. Io sono un membro di quel popolo, una minoranza lo ammetto, che conosce poco il computer e che lo usa quasi esclusivamente come utilizzerebbe una macchina da scrivere o giusto per vedere la posta. E quando succedono certe cose imprevedibili dovrei certamente chiamare un amico o qualcuno che ne sa più di me per chiedere come muovermi nei meandri dell’ignoto.

Insomma oggi io ho risposto sì e improvvisamente il video si è oscurato e il computer si è spento. Ed io ho tirato un urlo di terrore, tanto che il mio gatto, per lo spavento è caduto dalla sua comoda postazione sul tavolo dove dormiva. Cielo, no!, ho urlato. Ho provato a riaccenderlo. Niente. Morto. Defunto. Andato. Ho provato e riprovato. Poi l’ho lasciato un po’ tranquillo. Magari si riposa. Sono tornata all’attacco. Ed ecco il miracolo. Il dannato si accende, ma non mi fa più entrare nel programma. Allora chiamo aiuto.

Raggiungo il telefono e chiamo il solito amico considerato da me una specie di genio. Spiego la situazione e lui mi fa delle domande che non capisco. Leggiti un manuale, una volta per tutte, razza di ignorante e infedele, mi suggerisce il mio amico. Lui è uno di quelli che sostiene che l’informatica è una religione. Sei un talebano, gli rispondo, ma ti prego ora aiutami. Allora mi suggerisce di scaricare degli aggiornamenti da Microsoft, per vedere se è un problema nonsobenecosa di Word. Tento di entrare in internet, vedere di fare un aggiornamento dell’antivirus e vado su microsoft, non si sa mai. Magari non serve a un tubo. Anzi, sicuramente non serve a un tubo, ma io non so che fare e ci provo lo stesso. Mi collego e aspetto.

Aspetto. Aspetto. Niente da fare. Neanche si collega. Non è giornata, penso. Poi riprovo. Adesso si collega. Credo diventerò matta, con questo dannato aggeggio che mi piglia per i fondelli e si fa i fatti suoi. Aggiorno l’antivirus e va bene. Vado su google per cercare il sito della microsoft e scaricare gli aggiornamenti. Sbaglio a digitare l’indirizzo e improvvisamente mi si apre un sito di donne nude. O cacchio, e questo cosa c’entra? Provo a chiuderlo. Niente. Non si chiude. Le donne nude si muovono e mi invitano ad entrare. Dico no. Ma loro non se ne vanno. Ne appare una bionda procace con due tette così che continua a invitarmi a entrare nel sito. Ecco, lo sapevo, le disgrazie non vengono mai sole. Continuo a rispondere NO! ma come niente fosse appare una finestra che mi dice che ho ancora ben tre possibilità per ripensarci ed entrare a visitare il sito, ovviamente a pagamento.

Non c’è verso. Sfinita provo a chiudere il computer. Lo riaccendo e questa volta, alleluia, il terribile aggeggio la smette di farmi dispetti. Entro nel programma e scopro con orrore che ho perso le quattro pagine che avevo scritto. Non le trovo più. Richiamo il mio amico talebano, che mi fa un’altra ramanzina delle sue e poi mi dirige. Niente da fare. Ho perso tutto il mio lavoro. Mi sento afflitta e stanca. E demotivata. Il mio amico mi assicura che più tardi passerà da me e ci metterà le mani lui.
A questo punto mi fermo, lascio tutto così e, visto che fuori c’è il sole e questa benedetta estate pare essere arrivata, decido di uscire e andare a farmi un giro. Lo diceva sempre mia nonna. A volte arrendersi è segno di saggezza.

Claudia Priano
di Daniele Miggino

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