Go! va veloce - Magazine

Cultura Magazine Lunedì 12 giugno 2006

Go! va veloce

© Christian Tripodina

Magazine - Da quando abbiamo mandato (il 31 maggio 2006)la rivista "GO, la cultura che cambia la città" abbiamo ricevuto tante mail. I contributi e i consensi giungono con continuità. Si vede che c'è tanto interesse per l'argomento, abbiamo coperto un vuoto e la città risponde.
Vi proponiamo alcuni pareri. Buona lettura e se volete partecipare al dibattito inviate i vostri interventi (non meno di 1800 battute) a , indicando nell'oggetto: GO!, oppure, se brevi, aggiungete il vostro commento nello spazio "Che ne pensi?" in fondo a questo format.

Finalmente una rivista che fa il panorama culturale della città e soprattuto dà visibilità alla cultura. Questo manca in assoluto: comunicare ciò che di buono esiste a livello culturale, spesso di eccellente. Dare la possibilità a chi fa cultura di conoscere tutte le possibilità presenti sul territorio e addirittura collegarle fra loro. Mancano i momenti di discussione come questo che diventino anche momento operativo e concreto. Genova ha bisogno di essere portata fuori dal guscio di maniman e di e ma se poi s'arraggian...
Fuori dalla logica che la musica disturba, che il teatro è per pochi, che la conferenza sia una "barba". Occorre allontanare l'idea che i turisti danno fastidio e portano confusione e regalare loro, oltre agli edifici e alla bellezze naturali, i bei pensieri che circolano in modo carbonaro nella città.
Giuliana Pugno

Ho appena letto il contributo di sulla nuova rivista all'interno del web magazine mentelocale.it a proposito del 'Manimanismo' genovese di cui vi ringrazio, è consolatorio apprendere che non si è soli.
Identica condizione, dieci anni a Milano e poi la voglia di tornare, con un bel bagaglio di esperienze, con la voglia di rimettersi in gioco nella propria città. Sapevo che non sarebbe stato facile, noi 'emigranti' non perdiamo mai realmente il contatto con Genova, che solo 150 km di distanza sono un richiamo continuo.
Ignoravo però che sarebbe stato quasi impossibile, una 'Via Crucis' di colloqui estenuanti con selezionatori che ti guardano con diffidenza, inorridendo davanti ad un curriculum che parla di 'frequenti cambiamenti d'azienda', 'esperienze in settori diversi ed anche un po' particolari (?)'. "Marketing? Comunicazione? Sport? Sì, mi scusi, ma lei, in concreto, che lavoro faceva??"
Certo, quando ho deciso di tornare ero consapevole del fatto che avrei dovuto accettare alcuni compromessi, magari uno stipendio meno gratificante, un profilo professionale nuovo, ma se Milano mi ha inseganto qualcosa, è stata proprio la flessibilità e la capacità di adattamento a nuove situazioni e condizioni.
Il problema è che questi compromessi non me li hanno neanche mai proposti.
E poi le 'conoscenze', unico veicolo possibile per avere la garanzia che il tuo curriculum venga almeno letto. Non ci potevo credere, non volevo crederci, ho dovuto cedere. Ora lavoricchio, collaboro, mi adeguo, ma il richiamo della vitalità milanese incomincia a farsi sentire forte.
Creatività, autonomia, proattività, non sono caratteristiche richieste da queste parti, anzi, vengono guardate con sospetto.
Le proposte di modifica e cambiamento sono sempre considerate indecenti, 'NO' è la prima risposta, poi magari si incomincia a discuterne.
Conosco molte anime perse che da Genova sono partite alla volta di Milano, per poi tentare di rientrare dopo alcuni anni. Alcune di loro hanno dovuto rinunciare a vivere qui e si sono stabilite in Lombardia definitivamente. Altre resistono, cercano di adeguarsi, all'inizio combattono ma poi finiscono per deporre le armi e torna tutto come prima.
Certo il sole, il mare, l'aria e il pesto, Milano non ce li ha, ma saranno sufficienti a ripagare tutto il resto? "Eppoi, senti, qui funziona così... se non ti sta bene... tornatene a Milano".
Sono passati dieci anni da quando sono andata via e Genova nel suo aspetto esteriore è molto cambiata, è bella, bellissima. Ma dieci anni non hanno minimamente scalfito la corazza dura di chi le preclude lo splendore a cui a pieno titolo potrebbe aspirare.
La Superba, regina di superbia ed arroganza grazie a pochi detentori di un potere millenario al quale la città viene sistematicamente subordinata. A costoro chiediamo di rinunciare al proprio interesse personale per il bene della città. Ho il sospetto che non ci daranno ascolto. Ci si può solo augurare una Rivoluzione Francese di casa nostra, possibilmente con taglio di teste esclusivamente metaforico.
Ma almeno qualcuno ci prova. Vi auguro un buon lavoro, di tutto cuore.
Sabrina

Ho appena letto il pensiero di condivido pienamente, stessa cosa è successa a me tornata da un giro a Dublino: all'aereoporto di Genova al ritorno mi sono sentita provinciale, alla sera se faccio un giro in centro ...che deserto, e la cultura? gli incontri di ampio respiro? Ammiro Piano e spero che il progetto vada a termine, grazie Marta

Interessante e ben svolta la lunga cavalcata che ha portato alla nascita nella città vecchia, il nostro centro storico, della . Molte sono le tappe e sono state elencate quasi tutte; ne manca qualcuna ed una è molto importante, per quanto riguarda la zona di Sarzano: l'insediamento della Facoltà di Architettura con il recupero della zona di San Silvestro ad opera, dell'allora decano dell'architettura italiana, Ignazio Gardella. Non è un caso che proprio da quella zona e giusto nell'anno 1990, parte un recupero di tutta l'area circostante. A dire il vero l'opera di risanamento è ancora da terminare: manca la pavimentazione di stradone Sant'Agostino, della Piazza di Sarzano e il completamento di Piazza delle Erbe con la costruzione della scuola, dove paradossalmente sono rimaste le rovine più antiche della città: lì ad assistere alla cosiddetta 'movida'.
È vero che c'è qualcosa di casuale e irrazionale nello sviluppo di questa vita notturna, come sostiene Vito De Ceglia, ma c'è anche lo speciale inizio di avere insediato una facoltà universitaria nel luogo più alto geologicamente e insieme più antico della città vecchia. Poi da lì è tutto disceso verso valle. Verso quella platea longa che sfociava nel suo porto. Ecco allora il fatidico 1992.

Protagonisti della 'movida', sono i giovani di allora e continuano ad esserlo ancora loro: i giovani di oggi. La genesi della 'movida' ha senz'altro cambiato il modo di vivere il centro storico; purtroppo però sono molti e ancora irrisolti i problemi di vivibilità.
Molti abitanti dicono che la 'movida' è un fenomeno legato soprattutto ad una moda che ha fatto felici solo i gestori di bar, pub, pizzerie e ristoranti nelle ore serali e notturne, lasciando invariati i problemi durante il giorno; anzi per la sporcizia, lo spaccio, l'inquinamento acustico li ha aggravati. Una cosa però è certa, ha fatto conoscere e scoprire la città vecchia in modo nuovo.

La governabilità della città vecchia è complicata e difficile come lo è ancora per certi versi viverci: le case sono insediamenti medievali con canoni di abitabilità che mal si adattano a criteri di salubrità: spazi luminosi, aerazioni sufficienti e buona accessibilità. Non per questo però, dopo essere state abbandonate negli anni '70, le case sono aumentate di valore in modo spesso spropositato. Il futuro insediamento delle facoltà universitarie di Ingegneria e quella già fatta di Economia in Darsena, fanno prevedere una 'movida' che raggiunge anche la zona di Prè e chissà cosa succederà allora al Ghetto: l'ultimo buco nero della città vecchia da risanare. I giovani e ancora loro ce lo diranno. Speriamo così che tutto rinasca non solo con la 'movida'; speriamo che i futuri giovani, oltre che per studiare e divertirsi, quei luoghi li frequentino anche per lavorare e viverci.


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