Magazine Lunedì 12 giugno 2006

«Non solo piombo negli anni '70»

Magazine - Raccontare una generazione tanto chiacchierata, ma di cui in fondo si sa poco. È questo il motivo che ha spinto Bruno Arpaia a scrivere Il passato davanti a noi (Guanda, 507 pp., 17 Eu), ovvero la storia di un gruppo di ragazzi cresciuti negli anni Settanta in un paese del napoletano. «Quel periodo è una mia vecchia ossessione - dice l'autore - è stato rimosso, spiegato male, forse anche per colpa di chi l'ha vissuto: noi stessi ci siamo sottratti al compito di raccontare la nostra generazione».

Così, incontrando vecchi amici, compagni di strada e di avventura, Bruno ha iniziato a ricomporre il puzzle della propria gioventù. Questo libro, che dipinge la memoria collettiva di un'epoca, è stato scritto grazie ai ricordi di tanta gente. «La memoria è una cosa strana - dice Bruno - a volte hai ricordi palesemente falsi, mischi le date, oppure altri ricordano un evento in modo completamente diverso da te». Insomma, la verità non sta in una sola testa, di questo lo scrittore è convinto.

Perché scrivere un romanzo? «La memoria come fondazione della propria identità, è una materia magmatica, proprio come la letteratura: una finzione vera», dice.
I personaggi de Il passato davanti a noi non sono realmente vissuti, ma potrebbero benissimo esserlo; gli eventi sono quelli che conosciamo bene: la cronaca degli anni di piombo è vissuta in prima persona da ragazzi con la passione della politica. Nella caldissima seconda metà dei Settanta, le loro strade si divideranno: alcuni condurranno una vita normale, altri prenderanno le armi.
Ma non c'era solo la politica: «ci divertivamo tantissimo: ai concerti, con gli amici», dice.

La storia allora procedeva a gambe levate: «a volte, mentre scrivevo, mi stupivo di quante cose fossero successe e di quante ne facevamo», dice Arpaia. Un'orgia di ideali e di speranza che non è passata indenne alle decadi successive.
Il concetto di collettività, infatti, è sfumato, ha lasciato il campo all'individualismo: «trent'anni fa si poteva ancora dire "noi" con diritto. Quella attuale, invece, è l'epoca dell'io strabordante, in cui ogni desiderio diventa diritto. Ma la gente non sta bene, mi sembra: sia giovani che anziani soffrono di questa condizione di solitudine», continua lo scrittore.

Io nei Settanta sono nato, a volte ho pensato di essere arrivato un po' in ritardo. «La mia generazione è come le altre, forse è stata più intensa, ma ogni epoca ha qualcosa di diverso da raccontare. Negli anni Ottanta e Novanta, pensavamo di non aver nulla da dire perché non avevamo fatto la Resistenza, non avevamo visto la guerra. Goffredo Fofi, infatti, definì "bonsai" la nostra letteratura». Sarà.

Un bel libro che consiglio a tutti, anche a chi, come me, non può rivedersi giovane in quelle righe. Chi condivide le idee di Arpaia, riesce comunque a immedesimarsi nei valori e nelle passioni di un'epoca che stiamo dimenticando.

di Daniele Miggino

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