Ubu torna alla Tosse - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Giovedì 8 giugno 2006

Ubu torna alla Tosse

Magazine - Genova. Che qualcuno muova dall’alto le sorti del nostro mondo, come un burattinaio i fili di un misero burattino dalla testa di legno, è un’idea che è venuta in mente a più di uno. Ma forse solo Alfred Jarry riuscì a condensare comicità e tragico destino insieme nella burlesca quanto dittatoriale figura del fantoccio Padre Ubu.
Con la sua ventraglia in primo piano, la madre Ubu su cui inveire e l’imprecazione «Merdra» sempre pronta, Padre Ubu è sintesi acuta di un essere infantile e dissoluto, maschio avido di potere, ricolmo di ignoranza tanto che ogni parola trabocca ubuescamente storpiata. Eppure, Ubu non è lontano da una caricatura spesso anche molto aderente sugli appetiti e le follie umane che la storia ci ha a più riprese proposto. Ubu sulla cacca, in scena al Teatro della Tosse fino a sabato 10 giugno, ci ripropone proprio quell’eroe, in una commedia zufolesca in due atti (e un prologo), per un attore (Bruno Cereseto), 5 voci (Enrico Campanati, Andrea Di Casa, Pietro Fabbri, Lisa Galantini, Simona Guarino) e 40 pupazzi.

Con questa produzione la Tosse chiude la stagione 2005-2006 segnando la ricorrenza dei suoi trentanni, con un tributo a quel personaggio che, nel 1975, aprì il sipario di questo teatro e gli diede un simbolo su cui impostare il logo. A suo tempo andò in scena Ubu re, per la regia di Tonino Conte e le scene di Emanuele Luzzati. Quella che va in scena ora non è altro che una riduzione dell’Ubu re, in libreria nel 1906 per le edizioni francesi Sansot, parte integrante della serie che comprende anche Ubu incatenato e Ubu becco. Ubu sulla cacca che è stato anche tradotto come Ubu sulla collina ci propone Un Ubu Macbeth, che uccide il re Venceslao su incitazione della Madre Ubu-Lady Macbeth e per sciocco e avido divertimento annienta poi anche tutti i nobili, i magistrati e gli addetti alle finanze buttandoli tutti giù dalla botola - o forse collina? – non prima di essersi fatto dire cosa lui ne guadagna. E qui ai nostri tempi si legge un oscuro parallelismo ante litteram con chi appena al potere proprio di giustizia e di finanze si è occupato, ma lasciamo stare. Ubu si lancia poi in una campagna di guerra, bardato di colapasta e coperchi di pentola, che un po’ sa di impresa donchisciottesca, fino a quando il nemico, i russi arrivano sul serio.

I pupazzi di Padre e Madre Ubu, bianchi e neri, di questa guignolesca ventura scritta a fine ottocento, un po’ ricordano i pupazzi del Muppet Show, ma visti dalla TV in bianco e nero. Il resto sempre in rigorosa bicromia ma con rossi e oro per i nobili e nero e porpora per gli avi del re ucciso sono raffinate varianti che attingono magicamente all’immaginario dei carillon (a cui si ispira a tratti anche la musica di Bruno Coli).

Una farsa che i grandi leggono come satira, i bimbi come favola cruenta di chi per risolvere il problema del potere: uccide a bastonate; per quello dei soldi: ruba; e, volendo, per quello del cibo: si aiuta con il cannibalismo. Il tutto su ottime soluzioni sceniche di Carlo Garrone, che la buca o botola risolve senza sbavature, su due livelli e qualche simpatica finestra che ci regala anche l’dea del castello che infondo non può mancare a un re.

Teatro della Tosse – fino a sabato 10 giugno
Ubu sulla cacca, di Alfred Jarry, traduzione di Tonino Conte
musiche Bruno Coli
con Bruno Cereseto; voci Enrico Campanati, Andrea Di Casa, Pietro Fabbri, Lisa Galantini, Simona Guarino
animazione Bruno Cereseto, Andrea Corbetta, Abdellatif El Khalloufi
scene costruite da Carlo Garrone e dipinte da Paola Ratto
burattini Umberta Burroni
colonna sonora Simone Novaro

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