Concerti Magazine Lunedì 5 giugno 2006

Roger Waters da brividi

Magazine - Verona. Un paio di generazioni erano presenti ieri, domenica 4 giugno 2006, al concerto di Roger Waters nell'Arena: signorotti cinquantenni che hanno vissuto in prima persona e di pari passo tutta quanta la produzione dei Pink Floyd dal '67 ad oggi e quella dei miei coetanei all'incirca sulla trentina, che da bambini, andando a curiosare tra i vinili dei padri, rimasero quasi ipnotizzati da copertine di grande impatto.
Una mucca in primo piano (Atom heart mother), un prisma che da luce bianca riflette l'arcobaleno (Dark side of the moon), un maiale che vola tra le ciminiere di una fabbrica (Animals) o un semplicissimo muro di mattoni (The wall): quasi ipnotizzati dalle copertine e assolutamente stregati dalla musica. Che bei ricordi. Altissimo volume, buio totale, sdraiati per terra ad ascoltare quei suoni psichedelici misti a grandissimo rock che ci facevano provare sensazioni forse mai più provate in seguito.

Ebbene, è questa la cornice di pubblico di un'Arena di Verona stracolma: chi seduto sulle levigate pietre degli spalti e chi - i più fortunati - su poltroncine di velluto rosso proprio dinnanzi al palco.
Ore 21.30: si inizia. Un vero artista si riconosce dalla propria sicurezza e Roger ne ha da vendere. Suona delle chicche inaspettate e manda in delirio il pubblico più esperto, quello che storce il naso all'ascolto dei tormentoni più conosciuti.
Ecco allora Have a cigar, tratto da Wish you were here, Set the control from the heart of the sun, datato fine anni '60, ed una commovente Mother, tratta da The Wall. Viscerale, urlata da Waters con una grinta da far invidia ad un ragazzino. Si passa quindi a Shine on you crazy diamond, meraviglioso pezzo dedicato a Syd Barrett, primo cantante dei Floyd: realizzazione da lacrime nella spettacolare cornice di un'Arena gremita, silenziosa e commossa da un pezzo che della musica ha sicuramente fatto la storia.

Il messaggio antimilitarista dell'artista è fortemente marcato durante The Fletcher Memorial home, un brano tratto da The final cut, quando viene proiettato un video dove Stalin, Bush, Regan e Saddam sono presi come icone dell'interventismo militare, e quando Roger canta: Adesso possiamo applicare la soluzione finale, ecco d'impatto proiettato un pensiero di Stalin: La morte risolve i problemi; nessun uomo, nessun problema.
La seconda parte del concerto è una delizia per le migliaia di fan asserragliati tra gli spalti dell'Arena: tutto il disco Dark Side of the Moon viene perfettamente suonato dal vivo, toccando momenti di pura magia con Time ed Eclipse.

L'ultima sessione, dedicata all'album The Wall. Another Brick in the Wall, è urlata da tutta l'Arena. Rimango in silenzio, ascoltando il boato del coro del pubblico ed il movimento sincronizzato di tutte le braccia che si alzano sulla frase hey theachers leave the kids alone. Rabbrividisco e rimango imbambolato come un allocco: che sensazione indescrivibile.

Poi ancora una devastate Leave the boys back home e, per finire, Comfortably Numb. Che gran concerto, così splendido ed emozionante da esser riuscito a far passare inosservati personaggi come Ligabue e Celentano, presenti in un'Arena completamente rapita dalla musica e dalla genialità di Roger Waters.

Alessio Balbi

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