Amnistia: non ci crede più nessuno - Magazine

Attualità Magazine Martedì 30 maggio 2006

Amnistia: non ci crede più nessuno

Magazine - Il detenuto deve stare dentro. Quel che è giusto è giusto.
In carcere siamo tutti molto cortesi, perché siamo in troppi, allora stiamo attenti a non pestarci i piedi, altrimenti finisce che qualcuno sclera di testa e inizia a gridare e a picchiare tutto quello che gli capita a tiro, e tutti sanno che non ci si può permettere di sclerare.
Impazzire ti toglie dalla noia e dal sovraffollamento, ma è pericoloso, non sai quello che può succedere, e quando stai in otto in una cella da quattro impari a fare moltissima attenzione al “minimo spazio vitale” dei tuoi vicini. Così impazzisci solo un po’, ti tagli con la lametta sulle braccia o ti spegni la sigaretta sulla coscia, perché il male ti fa sentire più vivo e hai la scusa per fare qualcosa di diverso, così vai in infermeria e magari ti danno un po’ di isolamento, che perfino qualche giorno di isolamento ti sembra meglio di sette altri cristi che russano ognuno con un ritmo diverso nella tua cella.

Poi, dopo due giorni di isolamento, cominci a guardarti le mani e il corpo come se non fossero i tuoi e ti viene una voglia ancora più forte di urlare, per uscire e tornare in mezzo agli altri, perché tutto é meglio dell’essere soli, così quando esci dall’isolamento è come un minuto dopo che ti sei tagliato, stai bene solo perché è finito il male più acuto, non perché stai bene, e appena rientri in cella ti sembra di non esserne mai uscito e tutto riprende uguale, non stai bene ma nemmeno tanto male, è solo che niente conta un cazzo perché nemmeno tu conti un cazzo, sei solo una scatola di carne chiusa in una scatola di cemento, con una mente sempre più fusa che non sai se sta nella scatola di carne o in quella di cemento, o in tutte e due, tanto le differenze contano poco.

Uscire è lontano. Ma tanto sei tu che hai sbagliato, quindi ora paghi. C’è perfino gente che è arrivata in Parlamento perché dice che a chi sbaglia si deve fare un culo così, giusti ma inflessibili. Se non fossi tanto fuso di testa gli diresti con educazione che c’è culo e culo. Insomma sì, hai sbagliato ma mica poi tanto, non hai ammazzato nessuno, possibile che il Popolo Italiano, ma proprio tutti tutti, dalle Alpi alla Sicilia, ce l’abbia tanto su con te? Poi non è che vuoi un albergo, ma in otto al posto di quattro è veramente uno schifo, comunque sai che tanto a te non ti sta a sentire nessuno, così stai zitto che fai meglio.
Alla fine è arrivata sera. Il marocchino appena entrato pesca un vecchio pezzo di giornale, salta su e dice che usciamo tutti perché fanno l’amnistia. Come no. Se fosse un musulmano terrorista arrestato in Iraq un sacco di gente farebbe le proteste per chiudere il carcere, ma è solo un musulmano ladro arrestato a Rivarolo, così non se lo fila nessuno, come nessuno si fila un italiano ladro.

Una volta, qui dentro, quando parlavano di amnistia giù applausi, adesso non ci crede più nessuno. Domani o dopodomani torna il Sovrintendente, che è una gran brava persona, e vedrai che ci dice tutto imbarazzato che ci dobbiamo stringere ancora un po’. E noi ci stringiamo. Così quelli fuori, nelle loro case, saranno contenti. Io non esco prima, non torno per le strade, non faccio male a nessuno. Veramente non ho mai fatto male a nessuno, solo a me stesso, ma al Popolo Italiano non gliene frega niente. Ho sbagliato e devo pagare. Alla faccia della amnistia il 2 giugno. Tanto non ci avevo mai sperato. Insomma, no, un po’ sì, ma tanto non conta niente.

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