«Capossela, quanto mi hai deluso!» - Magazine

Concerti Magazine Venerdì 26 maggio 2006

«Capossela, quanto mi hai deluso!»

Magazine - Caro Vinicio, ci hai deluso. No, non è vero, non è onesto dire così: tu hai deluso me. Gli altri mi sembravano, invece, molto soddisfatti, almeno a giudicare dalle loro urla deliranti. Ma credo che almeno qualcuno di coloro che hanno assistito al tuo rutilante spettacolo al Carlo Felice sia tornato a casa con l'amaro in bocca.
Penso a quei tuoi pochi fedelissimi che, come me, ti hanno visto nascere e crescere artisticamente, e che ieri sera hai tradito, per darti in pasto alla folla del Colosseo, quella che non chiede altro che "panem et circenses".

Tu sai che è così che funziona il baraccone dello spettacolo e, come un novello Augusto, hai dispensato a piene mani poverine magiche, petali di fiori stelle filanti e luci da discoteca.
Sono tristemente lontani, ormai, i tempi di quel concerto al Verdi di Sestri, in cui hai desti l'anima ad un pubblico di quindici persone, tanti eravamo allora, commentando quel teatro quasi vuoto con: "Un bel colpo d'occhio!". Fu emozione pura. Mi regalasti sensazioni incredibili, sconvolgendo tutti i miei sensi. Ti avrei abbracciato: finalmente un poeta, uno che sapeva parlare al cuore senza passare dal cervello!
Questo eri tu per me. E questo sei stato fino a ieri sera. Ma si sa, il tuo talento ti dà da mangiare, ed è giusto che tu faccia di tutto per incrementare il numero dei tuoi seguaci.

E così è successo quello che noi caposseliani d.o.c. temevamo più della SARS: hai ceduto alle lusinghe mediatiche, e ora rilasci interviste a MTV come un Ligabue qualsiasi - mi perdoni il rocker emiliano. Nulla di personale - e cambi abito ogni due canzoni a favore dello spettacolo, ma a danno delle emozioni vere.
Ti perdono, perché sei un genio, ma c'è una cosa che proprio non mi dovevi fare, e cioè ridurre uno dei più bei brani del tuo album, "Pena de l'Alma", a una ballata da Oktoberfest, con tanto di scheletri danzanti sullo schermo alle tue spalle, e battimani del pubblico a tempo di musica.

Io ho pianto sulle note struggenti di quella canzone, ascoltando il tuo cd, e continuerò a farlo, convinta che il vero Vinicio sia dentro quella melodia struggente, accompagnata dal dolcissimo lamento della tua voce.
Non credo che verrò più ai tuoi concerti, anche se continuerò a seguirti. Preferisco ricordarti con nostalgia, come si fa quando "i vecchi amori vanno via, e ci lasciano soli".

Giorgia Santiccioli

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