Concerti Magazine Giovedì 25 maggio 2006

Un po' rock un po' spiritual

Nella foto: Flavia Ferretti
Ho visto per la prima volta al concerto del primo maggio, anno 2004. Quella sera, tra Capossela e Roy Paci, aveva fatto capolino anche la cantante genovese.
Dopo due anni esce il suo primo disco – Fuoco Veloce – fatto di un rock intimista e melodico, a tratti un po’ più incazzato con chitarra e batteria che picchiano giù duro, in altri punti decisamente più etereo. A poche ore dall’uscita ufficiale, abbiamo chiamato Flavia.
Sabato 27 maggio alle 17.00, infatti, sarà da Ricordi Mediastore (via Fieschi 20r) per la prima uscita dell’lp, che verrà distribuito a livello nazionale.
Perché Fuoco Veloce? «Credo ci sia un collante che unisce tutto l’album, ed è il concetto di viaggio interiore, che alterna danze concitate a parti più elegiache e delicate: il Fuoco Veloce per me significa l’avanzare intenso di questo viaggio».

Un debutto pensato e atteso quello di Flavia, che non è una novella. Da anni suona sui palchi liguri, ha una consolidata esperienza dal vivo, riconoscimenti ufficiali – come il Premio Ciampi (1999) e la partecipazione al Festival di Ricaldone (il Tenco Estate) – e una collaborazione con Cristina Donà, della quale ha aperto alcuni concerti.

Flavia rispetta la tradizione cantautorale (la scuola genovese) della propria città, ma non si sente in obbligo verso di essa: «a volte è un po’ soffocante per gli altri generi», dice. Per lei, cresciuta con i primi Stones, il punk, la musica newyorkese anni ’60 e ’70, il background è un altro, il rock.
Un amore folle per Nick Drake: «Quando eravamo adolescenti la sorella di una mia amica portò un suo album da Londra. L’ho consumato». Nel 2002 collabora persino alla traduzione italiana di Nick Drake, tutti i testi (Giunti Editore). Sul fronte italiano Mia Martini è il suo idolo: «per me è la migliore in assoluto», dice.

Dopo aver iniziato a cantare in inglese, ha deciso di tornare alla sua lingua madre: «vivendo in Italia era importante scrivere senza schermi», dice. È stato difficile? «Oh sì, è difficile trasferire la sintesi dell’inglese in italiano, scrivere un concetto in poche parole è un mazzo». Nonostante ciò, nel disco si trovano ancora due brani in inglese: Emily e No good, il primo e l’ultimo di Fuoco Veloce.

Come lavori? «In modo abbastanza semplice - continua Flavia - prima tiro giù un accordo, poi viene la melodia e infine le parole». Una musica emozionale, dice lei, che parla di sensazioni e vissuti. E la sua voce l’aiuta: potente e suadente allo tesso tempo, versatile, una bella voce insomma.

Da genovese, che ne pensi di Genova? «C’è una scena molto popolata sottopelle, ma con poca visibilità». Flavia sa che il suo genere sgomita un po’ in tutte le griglie in cui si cerca di metterlo. «Ma credo che sia socialmente utile far sentire cose nuove, diverse», dice.
C’è una canzone a cui sei più affezionata in questo album? «Forse Misura, una ballata che rispecchia più di altre l’anelito nel cercare un senso in tutte le cose». Rock spirituale?

Perché si deve comprare Fuoco Veloce? «Perché è diretto e vero».
Il disco è prodotto da Maccaja e distribuito a livello nazionale da Self.

Per informazioni
www.flaviaferretti.it

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