Magazine Lunedì 22 maggio 2006

Baci e abbracci, Claudia



Quando ti manca la terra sotto ai piedi è un gran casino. Quando pensavi di avere delle certezze e d’improvviso ti accorgi che no, che non è vero niente, ecco che le cose cambiano parecchio e tu ti senti sprofondare. Non so a voi, ma a me è successo parecchie volte nella vita, mica una sola. E tutte le volte ho sentito la stessa sensazione. Però poi passa, e si ricomincia da capo.

Ho incontrato una signora per strada. Si era persa, non era di Genova. Era venuta con un pullmann. Un gruppo di turisti da Asti o giù di lì. Ma era rimasta sola, aveva perso tutti. Era lì tra via Garibaldi e piazza della Meridiana, che vagava con una faccia preoccupata. L’ho notata subito. Mi sembrava piuttosto disorientata e stanca. Mi ha chiesto dove fosse Palazzo Rosso. Gliel’ho indicato, ma lei mi ha detto, no, lì ci sono già stata. Le ho chiesto cosa o chi cercasse. Lei ha portato una mano alla fronte, è sbiancata e gli occhi le si sono riempiti di lacrime.
Le ho detto, venga, sediamoci in un bar, beva qualcosa, un bicchier d’acqua o un succo di frutta. Magari è la pressione, è il caldo. Macchè. Non faceva mica caldo.

Ci siamo sedute fuori da un bar di via Cairoli. La signora mi ha sorriso e ha cominciato a scusarsi. Io le ho detto che non era affatto necessario. La signora mi ha guardata negli occhi. Mi ha detto, a volte mi capita. Mi viene paura. Non so neanche perché mi sia venuto in mente di fare questa gita. Non sono nello spirito. Forse è troppo presto. Io non ho detto niente. Stavo lì ad ascoltare. Mi pareva di non poter fare altro. Lei ha cominciato a raccontare che la sua vita è cambiata, che suo marito l’ha lasciata per un’altra e che ad un tratto tutte le sue certezze sono scomparse. Lei era sicura che sarebbero invecchiati insieme, invece era andata diversamente.

Poi però mi ha anche detto che da quando è rimasta sola ha ricominciato ad apprezzare il tempo per se stessa e la compagnia di vecchie e vecchi amici. È faticoso, mi ha detto, ma ci vuole un po’ di coraggio. E poi, ha aggiunto, in un mondo così in bilico come questo, come ci si può sentire? Lei non si sente mai sprofondare? Ed io le ho detto, certo che sì.

Abbiamo brindato sorridendo con due succhi d’ananas e dopo dieci minuti è ricomparso il suo gruppo di Asti, guidato da una tipa smilza con tanto di bandierina. La signora si è alzata, mi ha ringraziato ed è andata via. Tanti auguri, ho pensato.

Mi è venuto in mente quel libro di quel francese: Cosa ci faccio seduto qui per terra. Joël Egloff, l’autore, è davvero bravo. Un giovane talento, poco conosciuto qui da noi, pigri lettori italiani, ma che vale la pena di incontrare per farsi trascinare in questo suo mondo surreale e avvincente, ma mai troppo lontano da un sentire la realtà di molti di noi.

C’è questo personaggio senza età, che io immagino giovane, eterno e disincantato convalescente che si lascia vivere, unico impiego quello di coltivare un ravanello. E poi ci sono le crepe. Sì, perché la storia si svolge in una fantastica Parigi, che si crepa sotto i piedi del nostro uomo, timido eroe che tutto osserva e tutto annota.

Le crepe, i buchi, l’incertezza di un mondo che va verso la fine. Il vuoto fa paura e allora si tende a riempirle queste crepe, in modo ossessivo e compulsivo. Parigi si riempie di improbabili cantieri, pompieri che scorazzano per la città, forsennati operai e muratori al lavoro. Ma durante lo scorrere del romanzo il nostro incrollabile ottimista arricchisce la sua esistenza di relazioni, con il suo amico Jeff, stralunato barbone sui generis, con un piccione che non sa volare e necessita delle sue cure, con una sorella fuori di testa e un uomo in coma molestato da una moglie schiava delle soap opera.

Un’efficace metafora per raccontare le crisi e le angosce moderne, in uno stile asciutto e diretto carico di humour nero e leggerezza. Una dimensione tenera e fantasiosa, quella in cui ci porta Egloff, facendoci divertire, perfino ridere, ma senza rinunciare a riflettere.

Baci e abbracci a tutti. A quelli insicuri e tentennanti e a quelli pieni di certezze (beati loro…),

Claudia Priano

Ps:
Cosa ci faccio seduto qui per terra di Joël Egloff, pp.135 ed. instar•libri - 2004 - Euro 12.00 Traduzione di Maurizia Balmelli - collana Le Frecce
Leggetelo!
di Daniele Miggino

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