Concerti Magazine Sabato 20 maggio 2006

40 anni di rock a Genova

Magazine - Genova crocevia del rock: la calata dei in città nel ’64, aprì le porte della Superba alla musica internazionale gggiovane, con le sue chitarre assassine, i capelli lunghi e il fascino per l’anglofonia.
Fino al 27 maggio, dalle 11:30 alle 18:30, un piccolo allestimento, a cura di Mauro Colombi e Alex Pontini, organizzato nella Sala Mostre della Biblioteca Berio in collaborazione con l’Archivio Storico della Pubblicità, racconterà, attraverso una curiosa carrellata di memorabilia, 40 anni di rock a Genova.

Locandine formato maxi, foto, pass e biglietti più o meno d’epoca testimoniano il passaggio al fu Teatro Margherita, piuttosto che al Politeama, al Palazzetto della Fiera del Mare o in ormai scomparsi locali del ponente cittadino, come il Sergent Pepper, di alcuni dei pezzi da novanta della storia della musica contemporanea, nomi che fanno tremare al solo pensiero.
Dopo il quartetto di Liverpool, nel 1965, un'altra band da pelle d’oca: nientemeno che i Rolling Stones pre- Aftermath. Dopo una simile partenza col botto, le acque parvero calmarsi, complici le contestazioni degli anni ’70, durante le quali, lungo tutto lo Stivale, il pubblico protestava per il costo dei biglietti, intavolando dibattiti a sfondo politico con l’artista di turno. Memorabile, a Roma, la polemica nei confronti di Venditti, disconosciuto dai compagni di partito per la leggerezza di alcuni testi. Altri tempi, decisamente. Non credo che, oggi, verrebbe boicottato come, invece, avvenne allo storico Piper capitolino.
Fu con l’avvento dei cotonatissimi e sintetizzati 80’s che la situazione genovese parve migliorare: da allora, gli eventi fioccarono, letteralmente.
Da Frank Zappa ai Kiss, passando per i Tangerine Dream, i Kraftwerk e per ciò che restava dei Deep Purple, fino agli Europe un po’ sgonfi dell’89, agli occhi blu di Frank The Voice Sinatra e alle ballate di James Taylor: un panorama vario, stupefacente, alla chi l’avrebbe mai detto?.
Negli anni ’90, fu la volta di una Tracy Chapman allora in disarmo, di un Roger Taylor in fase di riciclaggio, di un immenso Bruce Springsteen a Marassi: il giochino della memoria è fantastico, fa balzare il cuore in gola e volgere all’insù gli angoli della bocca, istantaneamente.
È divertente, poi, osservare come sia cambiata nel tempo la grafica delle locandine e come, invece, siano rimaste praticamente immutate le prevendite (Orlandini Dischi –quello di via Fieschi, però- o Disco Club di via S.Vincenzo). Sfiziose le teche che ospitano gli accrediti stampa e i biglietti prestati alla mostra: l’istinto è quello del celo celo manca.
Tra un’imbarazzante ascella tinta di Nina Hagen e l’estetica post-glam dei Toxadomoon, dietro un angolo compaiono i simboli del Radio Bemba Tour di che, nel 2001, partecipò al GoaBoa Festival del sempiterno Totò Miggiano, poi il faccione di Peter Gabriel (lui e Giorgio Faletti separati alla nascita?) e quello di Micheal Bublé.
Tra il 2004 e il 2005, nomi da capogiro: oltre all’ex Genesis, si sono succeduti, tra gli altri, Elton John, , il pastore James Brown, la talentuosissima Tori Amos, the king o’ blues B.B.King, , ...
Speriamo che gli anni a venire portino altrettanta messe, nutrimento sano per l’anima. Dopotutto, anche Platone, nei suoi Dialoghi, non negava che: La musica fa bene al cuore e all'anima.

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