Concerti Magazine Sabato 20 maggio 2006

Non siamo razzisti, anzi

Massimiliano Morettini, presidente regionale dell’ , risponde a che ci aveva in merito a un episodio di razzismo all'interno del locale Banano Tsunami. È nella missione di mentelocale.it dare spazio a opinioni che si incontrino e scontrino.

Cara Maria Elisabetta,

mi chiamo Massimiliano Morettini e sono il presidente regionale dell’ . Forse non lo sai ma il Banano Tsunami è un progetto promosso dall’arci, gestito da persone che in varie maniere fanno riferimento all’associazione. Per questo, pur non essendo presente quella sera, mi sento in dovere di risponderti io.

Mi dispiace molto per l’episodio, e per questo chiedo scusa a Mamadou in primo luogo e a te. Non lo conosco ma ti prego di riportargli le scuse mie e di tutti noi. È stato uno spiacevole incidente, per il quale ci sono delle ragioni che cercherò di spiegarti. Devo però al tempo stesso dirti che il tono complessivo della tua lettera e i significati odiosi di razzismo conclamato che rovesci sul locale sono del tutto ingenerosi ed infondati.

Credo che tu sappia che l’ è l’associazione maggiormente impegnata in servizi ed attività in favore dei diritti dei migranti, con sportelli di orientamento al lavoro, di ricerca della casa, di rinnovo dei permessi di soggiorno e così via. Forse non lo sai, ma io personalmente ho scritto la delibera del Comune di Genova che riconosceva il diritto di voto per i cittadini immigrati.
Secondo te, può un’associazione come la nostra, che l’associazione “3 febbraio” conosce bene, promuovere un’attività di qualunque natura discriminatoria nei confronti dei migranti?
Aggiungo che: il Banano Tsunami ha tra i suoi dipendenti numerosi cittadini non comunitari (me ne vengono in mente almeno 4); ha collaborato attivamente con il Suq, con la festa senegalese dello scorso anno, e sta collaborando alla realizzazione di quella di quest’anno; ha spesso commissionato lavori di servizio ad una cooperativa di lavoratori migranti. Aggiungo che se tu fossi entrata quella sera, avresti trovato come tutte le altre sere maghrebini, senegalesi, argentini e cinesi insieme a spagnoli, inglesi, italiani e via dicendo.
Non è mio costume dividere le persone in base alla nazionalità, anzi lo trovo odioso, ma è solo per spiegare.

Ci sono però alcuni problemi, è vero. All’inizio dell’estate scorsa, il filtro all’ingresso era meno attento. Il risultato è stato che nel giro di poche settimane nel locale stazionavano numerosi spacciatori (comunitari e non), esagitati di varia natura (per farti capire, due persone una sera hanno lanciato due tavoli in mare), persone che borseggiavano i ragazzi nel locale. Per questo, anche se non piace a nessuno, abbiamo deciso di fare più filtro alla porta, per non fare entrare persone (bianche o nere che siano) che l’anno scorso hanno creato problemi.

Mi spiace sinceramente che Mamadou sia finito in questo equivoco. Sicuramente è stato scambiato per qualcun’altro. Il razzismo non c’entra nulla. Spero di avere chiarito l’equivoco e che abbiate voglia di tornare a trovarci quando credete.

Massimiliano Morettini

Commenti
Walbor. Ritengo che l'esposizione di Morettini non faccia una grinza, è precisa ed espone in maniera molto chiara (semmai non lo fosse già) quelli che sono gli indirizzi di una grande associazione quale l'Arci. Il problema ritengo che sia nè più nè meno quello di quasi tutti i locali che utilizzano i cosidetti 'filtri' agli ingressi. Mi pare che si utilizzano troppo spesso persone con sfarzo di masse muscolari piuttosto che di materia grigia: il problema sta proprio lì. Che si utilizzino pure 'pseudo bodyguard', ma si diano disposizioni precise, magari affiancandoli con persone 'vere'. Non può essere sufficiente non permettere l'ingresso a persone solo per il fatto che non sono conosciute, accampando scuse insostenibili!!!!

fradolcino. Sinceramente trovo la risposta di Morettini un po' troppo sbrigativa e, forse, un po' infastidita. Quello che è accaduto allo Tsunami è accaduto anche al milk. Più volte. E la risposta di Morettini non spiega come sia possibile che per fare un filtro, più che legittimo, all'entrata del suo locale, non si faccia entrare un ragazzo di colore, sobrio e "sconosciuto". Che tipo di equivoco può esserci stato? Capisco non fare entrare uno ubriaco oppure uno che in precedenza si era comportato male all'interno del locale. Sarebbe comprensibile e più che legittimo. Ma il ragazzo in questione sembra non sia entrato perchè di colore. Forse è il caso che a fare filtro ci siano persone con meno pregiudizi razziali. O no?

Se volete dire la vostra scrivete a

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